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expoMancano quattro anni all’Esposizione universale che si terrà a Milano e il cui tema sarà “Nutrire il pianeta. Energia per la vita”. Quattro anni durante i quali il progetto, approvato sulla carta ma di ambiziosa realizzazione, dovrà prendere forma concreta. Dalla costruzione degli edifici e dei padiglioni alle infrastrutture di collegamento alla città, dalla futura destinazione delle aree all’impostazione tematica, le scelte da affrontare sono impegnative e possono fare la differenza fra un’Expo “green” o meno. Non solo: da come verrà gestita Expo dipenderà anche, in parte, il futuro di una città come Milano, che già oggi risente di pesanti problemi a livello di traffico e inquinamento. Ecco perché Expo è già diventato terreno di sfida politica e ambientale ed ecco perché sarà importante monitorare gli sviluppi di questo importante avvenimento.

Il primo passo da cui partire per valutare l’effettivo orientamento “green” di Expo è, senza dubbio, il tema. Sul sitoufficiale dell’Esposizione universale leggiamo che “l’alimentazione è l’energia vitale del Pianeta necessaria per uno sviluppo sostenibile basato su un corretto e costante nutrimento del corpo, sul rispetto delle pratiche fondamentali di vita di ogni essere umano, sulla salute”. Una buona premessa, che include precisi riferimenti allo sviluppo sostenibile. Eppure, in questi ultimi mesi è stata accolta con scetticismo la notizia di una collaborazione fra Expo e Nestlé, la grande multinazionale spesso oggetto di critiche per i suoi metodi di produzione e commercializzazione, considerati poco green da numerose associazioni ambientaliste. Genitori e consumatori allarmati hanno infatti denunciato che l’opuscolo “Nutrire il pianeta, energia per la vita”, sponsorizzato da Nestlé, sia stato distribuito dalla società Expo 2015 a 180mila bambini delle scuole primarie lombarde. Che si tratti di un’astuta operazione di marketing o di greenwashing? In ogni caso, la reazione a questa partnership è stata una lettera ai Provveditori agli Studi delle Province della Lombardia, agli assessori all'istruzione e cultura di Milano e delle Province lombarde da parte di un certo numero di associazioni ambientaliste.

I dubbi riguardano anche l’impostazione di Expo, che prevede la creazione di un grande orto botanico capace di riprodurre le condizioni climatiche dell’intero pianeta. Alcuni osservatori hanno fatto notare che le spese di costruzione e gestione di questa struttura sarebbero molto alte a hanno lanciato una provocazione: perché non destinare gli stessi fondi a progetti di sviluppo concreto, facendo in modo che Expo non sia soltanto un luogo di discussione, ma riesca a mettere in atto misure concrete?

Altro tema di grande interesse è quello della futura destinazione delle aree utilizzate per Expo: dopo difficili trattative e vista la carenza di fondi, si è raggiunto in extremis un accordo con i proprietari delle aree prescelte, attualmente destinate a uso agricolo.

I privati dovranno, in un primo momento, cedere in comodato i terreni sui quali sorgerà Expo; tuttavia, a iniziativa ultimata, potranno costruire su tutto la parte non esplicitamente destinata a Parco. In buona sostanza, le aree diventeranno edificabili, incrementando il loro valore. Le infrastrutture, costruite con fondi pubblici, renderanno ancora più appetibili queste zone, dando probabilmente il via all’ennesima colata di cemento alle periferie di Milano. Una prospettiva, questa, davvero poco green.

È ancora presto per valutare l’effettiva sostenibilità finale di questo grande evento. Una cosa però è certa: sarebbe davvero un peccato trasformare questa grande opportunità per parlare di alimentazione sostenibile e nuovi modelli di sviluppo in un’occasione sprecata.

Doris Zaccaria

GreenBiz.it

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