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Si sta avvicinando l'inaugurazione della Fiera SANA 2014 di Bologna e come ogni anno l'occasione è propizia per fare qualche bilancio del settore. Ci sono delle novità e a dire il vero il trend macroeconomico è incoraggiante, nonostante lungo le filiere produttive i problemi non manchino e alcuni aspetti necessiterebbero di maggiore impegno da parte di tutti i soggetti coinvolti.

Come ogni anno, in questo periodo il MIPAAF, tramite SINAB e ISMEA, pubblica in anteprima i dati di settore aggiornati a dicembre 2013 e sulla base di questi sono possibili alcune considerazioni.

Se analizziamo l'andamento degli operatori, complessivamente ne sono stati censiti 52.383 con un incremento, rispetto all'anno precedente, del 5,4%; i produttori agricoli sono aumentati del 3,4% raggiungendo i 41.513 e se a questi aggiungiamo anche i produttori/preparatori, rispetto al 2012 l'incremento è del 4,9%; i preparatori puri, invece, hanno raggiunto i 6.154 con un aumento del 10%, mentre gli importatori sono diminuiti del 12,5% raggiungendo i 260.

Se analizziamo il trend degli ultimi 12 anni, il numero degli operatori si colloca ancora al di sotto degli oltre 60.000 raggiunti nel 2001 e non si assiste al decollo della produzione agricola biologica a fronte di un mercato che come vedremo più avanti ha fatto registrare una domanda interna poderosa.

A livello regionale Sicilia, Calabria e Puglia rappresentano rispettivamente le prime tre Regioni in termini di produttori agricoli e rappresentano insieme il 48,6% del totale degli operatori sul territorio nazionale. Si tratta di Regioni importanti sul piano della produzione agricola e, analogamente, molte sono anche le aziende agricole che rivolgono la loro attenzione al biologico per gli incentivi pubblici collegati alle misure agroambientali del PSR. Tema quest'ultimo che era stato alla base della forte crescita registrata nel 2001.

In termini di superficie sono stati raggiunti 1.317.177 ettari con un incremento, sul 2012, del 12,8%; un tasso di crescita doppio rispetto a quello registrato nel 2012 sul 2011 e un record che ha superato anche il picco del 2001 che aveva toccato 1.200.000 ettari. Un aumento di superficie e aziende testimoniato anche dall'incidenza della superficie in conversione sul totale della superficie convertita a biologico che dal 2012 al 2013 è passata dal 20,86% al 25,77%, aumento causato dal maggior numero di aziende che nel corso del 2013 hanno deciso di convertirsi al metodo di produzione biologico.

Le produzioni che maggiormente sono interessate dal biologico continuano ad essere i prati-pascoli, le foraggere, i cereali e l'olivicoltura. Stranamente nel corso del 2013 è diminuita la superficie a cereali, da 210.543 a 191.400 ettari, mentre è aumentata la superficie a olivo, da 164.488 a 175.946 ettari, e quella a prati-pascoli, da 205.156 a 264.113 ettari. Analogamente sono aumentate di una certa entità anche le superfici destinate a colture specializzate quale ortaggi, frutta fresca e secca, agrumi e vite.

Anche per la zootecnia si sono registrati incrementi e l'avicoltura rimane il settore maggiormente presente nel biologico. Purtroppo nell'allevamento bovino e suino la nostra struttura produttiva poco si concilia con il metodo biologico e risulta essere poco competitiva.

I dati sono in tendenza con l'incremento di una domanda di mercato sia sul versante interno che su quello internazionale. Sul lato della domanda interna Ismea ha censito tale dato anno su anno e dal 2005 al 2013 la richiesta di prodotti biologici ha fatto registrare un aumento medio annuo del 7,2%, mentre nel corso dei primi 5 mesi del 2014 si è registrato un miglioramento di ben il 17,3% rispetto all'analogo periodo del 2013.

Un dato a dir poco "incredibile" se lo paragoniamo al trend della domanda del paniere alimentare che nello stesso periodo ha comportato una riduzione dell'1,4%, mentre dal 2005 al 2013 lo stesso ha fatto registrare un incremento medio annuo dell'1,35%. I dati si riferiscono alla categoria dei prodotti confezionati commercializzati nella distribuzione organizzata e sono dovuti ad un aumento delle referenze, all'introduzione di nuove linee di prodotto, all'aumento degli acquisti e dall'introduzione di nuovi prodotti a marchio anche da parte dei discount.

Accanto a questi dati positivi, di cui il settore deve rallegrarsi e impegnarsi di più per rendere maggiormente efficienti e sicure le filiere, permangono alcuni temi di miglioramento. Alcune filiere sono deficitarie in materie prime e occorre ricorrere all'importazione; spiace da questo punto vedere come nel 2013 si sia ridotta la superficie a cereali e le proteiche siano poco significative.

La ritrosia del mondo produttivo agricolo a convertire i terreni a biologico risiede anche nel fatto che non vi è una programmazione produttiva tale da dare certezza alla collocazione commerciale dei prodotti che derivano dalle colture inserite nella rotazione pluriennale che il biologico prevede, e non sempre i prezzi delle materie prime ripagano il costo di produzione sostenuto a livello agricolo.

Tutto ciò espone il settore ad importazioni non sempre sicure o a tensioni sul mercato che potrebbero creare le condizioni per l'ingresso di prodotti che biologici non sono. Purtroppo anche una quantità ridotta di prodotto non biologico rischia di compromettere la credibilità che il settore deve garantire ad un consumatore attento, quale quello che si rivolge al biologico. Occorrono accordi pluriennali con fornitori conosciuti, questo implica pianificazione e impegno in un rapporto contrattuale cliente/fornitore che non lasci spazio a pochi "avventurieri" che vedono nel biologico un'occasione di facile guadagno a scapito della moltitudine di operatori onesti.

Editoriale di Consorzio il Biologico

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