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nestle boicottaggio latte in polvereBoicottaggio nei confronti di Nestlé. In Scozia una conferenza sulla salute è stata annullata in quanto sponsorizzata dalla discussa multinazionale svizzera. L’incontro Building a Healthier, Fairer Scotland avrebbe dovuto svolgersi a Edimburgo la scorsa settimana, con interventi di ricercatori, Ong e direttori del Servizio Sanitario Nazionale (NHS).

Tra i temi da trattare spiccava l’alimentazione infantile, con particolare riferimento ai neonati. Lo stesso NHS è intervenuto per boicottare l’evento, proprio a causa della presenza di Nestlé tra gli sponsor commerciali.

Il gruppo Baby Milk Action (BMA) ha definito l’annullamento dell’evento come un vero successo per ostacolare un’azienda come Nestlé, che nel corso del tempo ha messo in campo tecniche di marketing aggressive per promuovere prodotti alimentari per l’infanzia destinati a sostituire il latte materno.

Nestlé naturalmente si difende, sostenendo che non avrebbe sfruttato l’evento come occasione per promuovere i propri prodotti. Ma secondo Patti Rundall di BMA: “la sponsorizzazione da parte di Nestlé avrebbe fatto più male che bene. Nestlé l’avrebbe di certo utilizzata come parte della propria campagna di CSR e come prova del proprio impegno dal punto di vista della salute pubblica.

Nestlé, dal canto proprio, sostiene quanto segue: “La nostra intenzione era quella di promuovere l’importanza dell’allattamento al seno e una buona alimentazione durante la gravidanza e nella prima infanzia, insieme alle possibilità di sostenere i genitori nelle loro scelte di alimentazione. Non avevamo intenzione di parlare dei nostri prodotti a siamo stati aperti e trasparenti sul nostro impegno da ogni punto di vista.

La multinazionale ha espresso inoltre il proprio disappunto per la cancellazione dell’evento, soprattutto per gli sforzi compiuti dagli organizzazione. P3 Media, che ha organizzato la conferenza, difende sia l’evento che il suo supporto commerciale, sottolineando la massima trasparenza sui rappresentanti commerciali presenti, che sono stati tutti segnalati sul sito web ufficiale.

Il boicottaggio di Nestlé continua ancora dopo più di 30 anni dalle prime critiche. Fin dagli anni Settanta la multinazionale è stata criticata per il fatto di promuovere i propri alimenti per l’infanzia come un’alternativa migliore rispetto all’allattamento al seno, attraverso campagne pubblicitarie aggressive.

Nel 2012 Nestlé India è stata processata dal tribunale di Delhi per aver violato le leggi relative alla corretta etichettatura degli alimenti per l’infanzia, con ulteriori riferimenti alle pubblicità presenti sulle riviste femminili, che sarebbero risultate inadeguate. Le critiche in proposito risalirebbero già agli anni Novanta per quanto riguarda l’India.

In ogni caso, nonostante le accuse, Nestlé non rinuncia a pubblicizzare i propri prodotti. Sul sito web “Nestlé Baby” i visitatori vengono accolti con un annuncio ben preciso, che sottolinea la superiorità del latte materno sui suoi surrogati. L’azienda ricorda dunque che l’Oms raccomanda l’allattamento al seno esclusivo per i primi 6 mesi ed un suo proseguimento il più a lungo possibile.

Saranno gli esperti ad indicare il momento ideale per lo svezzamento, a seconda della crescita del bambino. Nestlé sottolinea che, coloro che proseguiranno nella lettura delle informazioni sui prodotti dell’azienda, lo faranno dietro propria richiesta e sulla base della propria volontà. Quanto riportato sul sito web avrebbe valore informativo ed educativo, non promozionale.

Ma in realltà, gli intenti commerciali appaiono ovvi e seguono ben note strategie di marketing. Nonostante l'immagine trasparente e positiva che Nestlé cerca di dare di sé con ogni mezzo, l'opposizione al suo operato prosegue in tutto il mondo e l'esempio scozzese conferma come non soltanto i comuni cittadini, ma anche il mondo della sanità, si sia reso conto delle reali intenzioni della multinazionale.

Marta Albè

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