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greenpeacaebadtunaDa tempo erano aumentate le pressioni sui produttori di cibo per animali in relazione a vicende come quella del “trasbordo”, che rende nocivi i prodotti pescati e rende inaccettabili le condizioni di lavoro dei pescatori. Ecco perché Mars e Nestlé hanno annunciato che si impegneranno ad assicurare un controllo continuo sulla loro filiera.

Nel dettaglio, la pratica contestata è appunto quella del trasbordo e il nome del fornitore Thai Union è quello finito nel mirino di Greenpeace nei mesi scorsi, quando il polverone è stato sollevato. In zone dove non si può pescare oltre un certo limite di legge, alcuni fornitori riversano il pesce su altre navi per aggirare l'ostacolo e riescono ad eludere i controlli rimanendo in mare per moltissimo tempo.

La campagna del 2016 “Bad Tuna” chiedeva di controllare se i fornitori violassero i diritti umani e fornissero prodotti di qualità contestabile a causa di questa pratica. In seguito un report di Greenpeace Southeast Asia, “Turn the Tide”, aveva dimostrato il rischio concreto dell'ingresso nella filiera di queste grandi aziende di frutti di mare andati a male per via del tempo trascorso da quando venivano pescati. Allo stesso tempo, pratiche simili costringono anche i pescatori a restare in mare molto tempo, una violazione dei loro diritti.

Ora il trasbordo è stato bandito ufficialmente dalla filiera di Nestlé, mentre Mars annuncia di impegnarsi a sospendere l'utilizzo di prodotti derivanti da queste pratiche se i fornitori di frutti di mare in particolare non si impegnano a loro volta al rispetto dei diritti umani e al rispetto delle norme in materia di pesca.

Anna Tita Gallo

 

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