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funkytomato 600Il caporalato è una delle piaghe che affliggono i nostri campi, specialmente nelle regioni del Sud, dove la manodopera viene sfruttata, spesso con esisti drammatici. Ma esistono anche le storie a lieto fine, come quella di un’azienda, la Funky Tomato, che coltiva pomodori e paga i lavoratori che seguono tutte le attività fino all’imbottigliamento con regolare contratto, non a cottimo, come invece vuole la prassi.

Una delle novità del meccanismo è identificata dalla definizione di “filiera partecipata”. I clienti vanno a finanziare l’azienda acquistando le loro bottiglie in anticipo. E ne sono già state acquistate ben 20 mila, tra salsa, pelati e pomodori a pezzi.

In una terra ormai abituata a vedere braccianti spostarsi ogni mattina e vivere in baracche fatiscenti per 3,5 euro a cassa (300kg), questo progetto è un lume di speranza. L’obiettivo, come ha spiegato uno dei creatori, Paolo Russo, all’Huffington Post, è soprattutto quello di trovare un'alternativa al caporalato per i migranti”.

Gli stessi migranti che l’azienda racchiude nel suo nome, visto che Funky indica la mescolanza di elementi. A loro si offre il minimo di giornate lavorative perché possano avere poi un sussidio di disoccupazione agricola; inoltre, vengono remunerati in maniera equa e assunti con regolare contratto bracciantile stagionale da 39 ore settimanali.

Il problema ora è il mercato. Non è tutto facile per un’azienda piccola che propone un prodotto biologico. Ma ci sono già tanti clienti, in particolare ristoratori e distributori equo solidali.