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I vini italiani sono a rischio a causa del TTIP? Il trattato commerciale transatlantico tra Unione Europea e Stati Uniti potrebbe favorire la diffusione del falso vino Made in Italy oltreoceano.

Secondo Coldiretti il falso Made in Italy sul mercato Usa è ormai molto diffuso e ha superato il valore di 20 miliardi di euro. Gli Stati Uniti hanno ribadito l’intenzione di continuare ad utilizzare le denominazioni semigeneriche dei vini europei, come gli italiani Chianti, Marsala, il greco Retzina, il portoghese Madeira e i francesi Chablis e Champagne.

Il risultato – denuncia la Coldiretti – è che oggi il Chianti si produce in California, mentre sempre negli States è possibile acquistare del Marsala Wine. Ma il fenomeno del falso vino “Made in Italy” trova un forte impulso anche dalle opportunità di vendita attraverso la rete dove è possibile acquistare pseudo-vino ottenuto da polveri miracolose contenute in wine-kit che promettono in pochi giorni di ottenere le etichette più prestigiose come Chianti, Valpolicella, Frascati, Primitivo, Barolo, Verdicchio, Lambrusco o Montepulciano.

Il falso Made in Italy in circolazione negli Usa non riguarda soltanto il vino ma colpisce tutti i comparti dell’export tricolore, dai pomodori San Marzano all’olio d’oliva fino ai salumi, mentre addirittura il 99% dei formaggi di tipo italiano negli States è fasullo nonostante il nome richiami esplicitamente le specialità casearie più note del Belpaese, dalla mozzarella alla ricotta, dal provolone all’asiago, dal Pecorino Romano al Grana Padano, fino al gorgonzola.

“La presunzione statunitense di continuare a chiamare con lo stesso nome alimenti del tutto diversi è inaccettabile perché si tratta di una concorrenza sleale che danneggia i produttori e inganna i consumatori e l’Unione Europea ha il dovere di difendere prodotti che sono l’espressione di una identità territoriale non riproducibile altrove realizzati sulla base di specifici disciplinari di produzione sotto un rigido sistema di controllo” - sostiene la Coldiretti.

Il vino è in pericolo non solo a causa del TTIP ma anche per altri fattori relativi al clima e all'agricoltura. Vivino ha evidenziato 5 cose da sapere che riguardano il vino in tutto il mondo e i cambiamenti climatici.

1) Perché l'uva interessa i ricercatori

Il riscaldamento, ovviamente, influenza tutte le colture, ma l'uva da vino è di particolare interesse per i ricercatori perché è sensibile al calore e perché gli acini d'uva sono più appassionanti rispetto, ad esempio, alle rape. Quindi, non è sorprendente che in questi ultimi anni una serie di studi abbiano esaminato la reazione dell’uva da vino all’innalzamento delle temperature, facendo alcune previsioni drastiche sui cambiamenti al settore del vino così come lo conosciamo.

2) Riscaldamento acceso

Un recente studio, basato su oltre 400 anni di record dell’agricoltura francesi, ha registrato un significativo cambiamento nelle date della vendemmia dal 1980. A causa di stagioni sempre più calde, la data di inizio dei raccolti si è spostata di 10-14 giorni, a seconda della località. La ricerca, condotta da Elizabeth Wolkovich, Professore Associato di Biologia Evolutiva ad Harvard, e Benjamin I. Cook, del Goddard Institute for Space della NASA, ha anche trovato una correlazione tra temperatura e qualità del vino. Secondo le valutazioni del noto critico Michael Broadbent, una stagione più calda statisticamente ha prodotto un vino migliore. Ciò è particolarmente vero in Francia. Tuttavia, a partire dal 2003, un anno molto caldo, il vino ha ottenuto valutazioni solo contenute. Ci sono stati studi analoghi in altre Regioni, con particolare preoccupazione per posti come l'Australia e California, che, a differenza della Francia, hanno già le stagioni calde.

3) Nuove regioni

Le temperature più calde hanno permesso all’uva da vino di mettere radici in luoghi prima non deputati alla sua coltivazione. Nel Regno Unito, la terra coltivata a vigneti è aumentata del 148%, con circa 4.650 acri. Il Canada e lo stato australiano della Tasmania, conosciuto per il vino spumante, sono altre zone a clima freddo in cui i vigneti sono in aumento. Un'altra tendenza che si registra è lo spostamento dei vigneti verso zone con una maggiore altitudine o più fredde. In Cile, dove la maggior parte del vino è prodotto tradizionalmente nel Nord-Est, alcuni produttori stanno comprando terre nel Sud, dove il clima è più freddo e umido.

4) Adattamento dell’uva

La buona notizia per l’uva è che diverse varietà hanno esigenze diverse. Se una regione diventa troppo calda per il Pinot Nero, potrebbe essere terreno fertile per un'uva come il Mourvedre. Nel frattempo, sono in corso ricerche presso l'Università della California per creare nuove uve ibride che siano resistenti al calore per la produzione di vini gustosi. Altre strategie includono la modifica dell’altezza del traliccio per raccogliere l'uva più in alto da terra o la possibilità di lasciare più foglie per aumentare l’ombra del pergolato. L’irrigazione mantiene l’uva fresca, anche se questo può essere un problema in aree soggette a siccità. Nella Napa Valley, alcuni viticoltori usano sensori di energia solare per monitorare l'idratazione e rendere più precisa l'irrigazione.

5) Un problema a lungo termine

Il cambiamento climatico è un problema a lungo termine e la variazione attesa va in una sola direzione (più caldo). Il meteo è un problema a breve termine, con temperature registrate sia più calde e più fredde. Le stime su quando le grandi regioni del vino vedranno un calo della produzione variano. Alcuni studi prevedono drastiche riduzioni entro la metà del secolo, mentre altri mettono i grandi cambiamenti qualche decennio più avanti.

Capiamo dunque che la situazione della produzione del vino nel mondo è incerta soprattutto a causa dei cambiamenti climatici e del riscaldamento globale. Un motivo in più che dovrebbe spingere le autorità e le aziende italiane a difendere uno dei simboli più importanti del Made in Italy.

Marta Albè

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