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agricoltura riforma pac novitaPac, la riforma della Politica Agricola Comune 2014-2020 ha avuto il via libera ieri, mercoledì 25 settembre 2013. Che cosa cambia per l'agricoltura italiana? Secondo il Parlamento Europeo, la riforma ha le carte in regola per affrontare le sfide del presente e del futuro. Coinvolgerà non soltanto gli agricoltori, ma anche i cittadini.

La fase di negoziazione finale ha visto accettare da parte del Consiglio la richiesta del Parlamento di incrementare i tassi di co-finanziamento destinati allo sviluppo rurale delle regioni più bisognose. Il Consiglio ha inoltre approvato il ruolo di controllo della Commissione sui documenti presentati annualmente dagli Stati in relazione al budget da investire per lo sviluppo rurale, in determinate circostanze.

I pagamenti diretti di base, o relativi a singole aree, superiori ai 150 mila euro e destinati ai produttori e alle grandi aziende agricole, saranno ridotti almeno del 5%. Vi sarà però una possibilità di deroga per gli Stati Membri, applicando l'opzione del pagamento ridistribuito. La riduzione potrà essere evitata se lo Stato coinvolto deciderà di ridistribuire ai piccoli produttori agricoli il 5% dell'ammontare calcolato per il proprio Paese.

I finanziamenti dell'Unione Europea destinati allo sviluppo rurale saliranno all'85%. Il Parlamento Europeo, per i prossimi sette anni, avrà potere decisionale sul documento di ridistribuzione della dotazione finanziaria tra gli Stati Membri, destinata dall'UE allo sviluppo rurale.

I fondi europei saranno elargiti soltanto agli agricoltori attivi. Per assicurare che i pagamenti diretti dei finanziamenti raggiungano soltanto i produttori operativi, verrà compilata una lista delle realtà da escludere automaticamente dall'erogazione dei fondi, poiché ritenute non inerenti o non in corso di svolgimento.

Almeno in parte, la Pac prende in considerazione gli aspetti legati alla sostenibilità ambientale. Alcune misure che verranno specificate nel corso del tempo potrebbero rendere obbligatorio l'utilizzo di una parte del budget legato ai pagamenti diretti per interventi tesi, ad esempio, ad incrementare la diversificazione delle colture ed alla creazione di aree ecologiche. Il Parlamento Europeo ha proposto al riguardo una quota pari al 30%. Gli agricoltori che non rispetteranno le indicazioni per gli investimenti sostenibili correranno il rischio di perdere gli aiuti ricevuti.

Per aprire nuove possibilità di lavoro per i giovani in agricoltura, il Parlamento Europeo ha proposto la formazione di uno schema normativo che permetta ai produttori di ricevere il 25% di pagamenti diretti in più, fino all'età di 41 anni ed in relazione ai primi 25-90 ettari dell'azienda agricola.

È stata richiesta un'applicazione più uniforme delle regole di mercato per il settore agricolo, in modo da aiutare i produttori ad affrontare la crisi. Il Parlamento Europeo ha assicurato la possibilità per gli Stati Membri di stabilire un quadro legale per definire le relazioni contrattuali che regolano l'invio di prodotti agricoli da coltivatori ai trasformatori. Lo scopo principale è il miglioramento della qualità della produzione agricola. accanto al raggiungimento di maggiori possibilità di negoziazione.

Per quanto riguarda le quote zucchero, il limite verrà estero al settembre 2017, anziché al 2015. Per il settore lattiero-caseario, non vi sarebbero al momento indicazioni specifiche, che potrebbero però giungere entro la scadenza delle quote, fissata per il 2015.

Quali saranno i passi successivi? Il Comitato per l'Agricoltura e lo Sviluppo Rurale si esprimerà il prossimo 30 settembre. Il voto dovrà in seguito essere confermato in occasione della seconda sessione plenaria di ottobre o nella sessione di novembre, secondo quanto comunicato dal Parlamento Europeo.

Marta Albè

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