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olio di palma wwfOlio di palma, ecco uno degli ingredienti più utilizzati dall'industria alimentare per via el suo ridotto costo economico. Ad esso sono però legati risvolti ambientali negativi, a partire dalla distruzione delle ultime foreste tropicali del pianeta. Nel corso dell'ultimo anno, la sensibilizzazione sul tema è cresciuta e il WWF ha deciso di approfondire l'argomento, indicando le aziende più o meno virtuose al riguardo.

Alcuni sforzi sono già stati compiuti, ma l'impegno delle aziende non è ancora sufficiente. A rivelarlo è l'ultimo rapporto del WWF sull'olio di palma, che porta il titolo di "Palm Oil Buyers Scorecard - Measuring the Progress of Palm Oil Buyers". Il 15% della produzione mondiale di olio di palma risulta certificata, rispetto al solo 11% del 2011. Ma il ricorso a questo olio vegetale da parte delle aziende risulta ancora ingente e insostenibile dal punto di vista ambientale.

Secondo il WWF, l'industria dell'olio di palma potrebbe crescere e prosperare senza sacrificare le foreste tropicali, seguendo le indicazioni del Roundtable on Sustainable Palm Oil (RSPO). La classifica 2013 relativa alle pratiche aziendali rispetto all'impiego di olio di palma ha valutato l'operato di 130 realtà del settore alimentare presenti in Australia, Europa, Giappone, Stati Uniti e India.

I criteri di valutazione si sono basati sulle dichiarazioni riguardanti la quantità di olio di palma utilizzato, l'ammontare dell'olio di palma certificato e ll'impegno nel supportare una produzione sostenibile, anche attraverso l'adesione a RSPO. Tra le realtà valutate, soltanto 21 ricorrono ad olio di palma certificato per coprire il 100% del fabbisogno, 39 aziende su 52 lo utilizzano soltanto in parte.

Il rapporto WWF sull'olio di palma è stato presentato in Indonesia, la regione del mondo maggiormente interessata dall'impatto ambientale negativo legato alla sua produzione, per via delle pratiche di distruzione delle foreste originarie, tese a fare spazio alla coltivazione di palme da olio.

Tra le aziende che appaiono maggiormente impegnate nell'impiego di olio di palma proveniente da coltivazioni più sostenibili troviamo Ecover, Ikea, Rewe. Ferrero, Henkel, United Biscuits e Unilever. Ciò non significa che le aziende che si impegnano a rifornirsi di olio di palma da coltivazioni maggiormente sostenibili non possano utilizzare anche olio di palma convenzionale.

Per questo motivo, WWF chiede a tutte le realtà del settore alimentare un impegno concreto per la riduzione dell'impatto ambientale, delle emissioni di gas serra e del ricorso ad olio di palma proveniente da coltivazioni che non possano essere considerate sostenibili. Sono ancora purtroppo molto numerose le aziende che non riescono a dimostrare i requisiti minimi per garantire una svolta in positivo rispetto all'impiego di olio di palma.

Le 130 aziende che il WWF ha preso in considerazione utilizzano quasi 7 milioni di tonnellate di olio di palma all'anno. La quantità di prodotto proveniente da coltivazioni a minor impatto ambientale sarebbe pari a circa 2 milioni di tonnellate. A parere degli esperti, la domanda di olio di palma certificato risulta in ritardo significativo rispetto alla fornitura. Di questo passo, difficilmente verrà raggiunto l'obiettivo della fornitura 100% sostenibile di olio di palma entro il 2015. Inoltre, i parametri RSPO non sarebbero abbastanza stringenti. Ci si chiede da tempo, infatti, se RSPO rappresenti una certificazione davvero sostenibile per l'olio di palma.

Dunque il WWF richiede ai coltivatori di andare oltre alle norme di base stabilite da RSPO e di rendere i parametri ancora più severi, così da evitare l'acquisto da parte delle aziende di olio di palma da fonti sconosciute. La maggior parte delle aziende interessate, in ogni caso, non acquisterebbe ancora olio di palma certificato RSPO, sebbene il prodotto sia già presente sul mercato, e non agirebbe a sufficienza per la riduzione dell'impiego di prodotti chimici inquinanti e delle emissioni di gas serra.

Scarica qui il report WWF completo.

Marta Albè

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