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greenpeace olio di palma aziendeLa produzione di olio di palma è tra le più gravi cause della deforestazione in Paesi come Malesia, Indonesia e Papua Nuova Guinea. Quali sono le aziende che stanno agendo per limitare i danni e quali realtà hanno ancora molti passi avanti da compiere?

Greenpeace ha messo sotto la lente d’ingrandimento l’operato di alcune delle principali multinazionali che utilizzano olio di palma, creando una mappa interattiva.

Greenpeace ha valutato l’impegno di numerose aziende che utilizzano olio di palma tra le proprie materie prime. Il progetto The Tiger Challange si basa sulle informazioni ricevute dalle multinazionali che hanno deciso di rispondere all’appello dell’associazione e di rendere pubbliche le informazioni disponibili sull’olio di palma.

1) Procter & Gamble

Procter & Gamble - che tra i propri marchi più noti comprende Head & Shoulders, Gillette e Pampers - non riesce a garantire che i propri prodotti rispettino le foreste. Meno del 10% dell’olio di palma utilizzato dall’ambiente è certificato secondo gli standard Rspo (comunque discutibili). Al momento l’azienda non ha messo in campo altri provvedimenti per richiedere ai fornitori di evitare la deforestazione.

2) Colgate

Colgate ha deciso di impegnarsi un una ambiziosa No Deforestation Policy, che mira alla tracciabilità dell’olio di palma dalle piantagioni entro il 2015. Il provvedimento va oltre la certificazione Rspo e impegna l’azienda ad acquistare olio di palma soltanto da fornitori che ne possano garantire la sostenibilità.

3) Ferrero

Ferrero ha adottato una delle politiche anti-deforestazione più avanzate del settore e ha fissato obiettivi ambiziosi per il 2015. Mira alla completa tracciabilità della provenienza dell’olio di palma per ogni prodotto. L’azienda si è inoltre impegnata ad acquistare 20 mila tonnellate di cacao certificato Fairtrade.

4) Johnson & Johnson

Johnson & Johnson, che comprende inoltre i marchi Clean & Clear e Neutrogena, ha in progetto di mappare la propria filiera produttiva ma non ha ancora messo in campo alcun impegno pubblico per migliorare la propria No Deforestation Policy o per fissare una scadenza entro cui rendere la fornitura di olio di palma più sostenibile.

5) Kellog’s

Kellog’s, che include i marchi Pringles e Froot Loops, si è impegnata di recente per implementare la propria No Deforestation Policy per una completa tracciabilità dell’olio di palma entro il 2015. L’annuncio è il risultato della pressione di diverse organizzazioni della società civile.

6) L’Oreal

L’Oreal (Maybelline, Garnier, Kiehl's) mira a raggiungere il 100% della tracciabilità per l’olio di palma entro il 2020. L’Oreal renderà noti i miglioramenti in modo trasparente e Greenpeace continuerà a tenerne sotto controllo l’operato, per verificare il rispetto delle scadenze.

7) Mars

Mars (Snickers, Twix, Whiskas) all’inizio del 2014 si è impegnato in una No Deforestation Policy che comprende la tracciabilità dell’olio di palma per tutti i prodotti e una chiara preferenza per i fornitori che possano dare garanzie certe entro il 2015.

8) Nestlé

Nestlé (Mövenpick, Kit Kat, Maggi) ha deciso di sottoscrivere la campagna di Greenpeace No Deforestation Policy per garantire il 100% della tracciabilità dell’olio di palma già nel 2010. L’azienda documenta ogni anno il proprio operato e i progressi in modo trasparente.

9) Mondelez

Mondelez International (Cadbury, Oreo, Côte d'Or) - nota in precedenza come Kraft - verso la fine del 2013 ha annunciato che avrebbe assicurato la provenienza sostenibile dell’olio di palma, ma non è chiaro se prenderà provvedimenti seri, che vadano oltre gli standard della certificazione Rspo.

10) Unilever

Unilever ha sottoscritto la No Deforestation Policy nel 2013 e mira a raggiungere i propri obiettivi di sostenibilità entro il 2020. Si tratta di un progresso, ma i tempi per garantire che i prodotti non siano coinvolti nella deforestazione appaiono piuttosto lunghi.

Nel dare la pagella sull’olio di palma alle aziende, Greenpeace sottolinea che Rspo non risulta attendibile a sufficienza, poiché nei propri standard non prevede il divieto di deforestazione. Secondo l’associazione ambientalista, le aziende più serie dovranno andare oltre le indicazioni di Rspo - una certificazione a dir poco insostenibile - e impegnarsi a fondo e pubblicamente per fermare la distruzione delle foreste.

Come emerge dal lavoro di Greenpeace, numerose multinazionali hanno deciso di impegnarsi per rendere l’approvvigionamento di olio di palma più sostenibile. Oltre a Ferrero, Colgate e L’Oreal, tra i nomi più noti troviamo, The Hershey Company, la maggiore realtà Usa nella produzione del cioccolato.

Resta infine da risolvere la questione dell’impiego di olio di palma da parte delle aziende che hanno scelto la certificazione bio. Perché le aziende del biologico utilizzano olio di palma? Lo avevamo domandato direttamente ad alcune aziende italiane e ai certificatori, scoprendo che alcune realtà del bio fanno riferimento proprio ai discutibili standard di Rspo.

Nel frattempo, nel mondo, si fanno strada alcune buone pratiche per rendere più sostenibile la produzione di olio di palma. Hondupalma è diventata la prima cooperativa sostenibile certificata del Pianeta, secondo gli standard della Rainforest Alliance Certification. Una svolta sostenibile è dunque possibile?

Consulta qui la mappa interattiva di Greenpeace.

Marta Albè

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