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olio di palma pepsiOlio di palma, le aziende si stanno impegnando davvero per rendere le forniture più sostenibili? PepsiCo ha appena annunciato la propria nuova policy sull’olio di palma, con l’obiettivo di contribuire ad eliminare la deforestazione dalla propria catena produttiva.

Ma i nuovi impegni sono stati subito posti sotto accusa da Greenpeace, poiché non sarebbero abbastanza efficaci per rendere gli approvvigionamenti davvero privi di deforestazione e conflitti sociali.

PepsiCo si è impegnata a garantire che tutte le 450 mila tonnellate di olio di palma arriveranno ogni hanno soltanto da fornitori che siano membri di RSPO. Ma come sappiamo bene, la certificazione RSPO per la produzione di olio di palma non tutela le foreste fino in fondo. Ad esempio, non prevede il divieto di trasformare le torbiere in piantagioni di palme da olio.

La scelta di fornitori certificati RSPO non potrà dunque assicurare una tutela completa delle foreste a rischio. Eppure l’azienda, nel comunicato relativo alla presentazione del nuovo progetto, insiste nel sostenere di voler raggiungere il traguardo della deforestazione zero e si dichiara ansiosa di continuare la propria collaborazione con RSPO e con altre associazioni di categoria.

Greenpeace ha criticato le dichiarazioni di PepsiCo, avvertendo che gli impegni proposti dall’azienda risultano insufficienti. Da una parte, secondo Greenpeace, l’impegno di PepsiCo mira comunque ad andare oltre gli standard di RSPO, ma dall'altra parte mancherebbe ancora un forte impegno per la piena tracciabilità, con la richiesta di garanzie concrete ai propri fornitori e, soprattutto, con un piano di attuazione.

Come ha dichiarato Joao Talocchi, attivista della campagna per le foreste di Greenpeace Usa, multinazionali come Procter & Gamble, Unilever e Nestlé sono già sulla buona strada per attuare politiche aziendali che garantiscano prodotti del tutto esenti dalla deforestazione. Non c’è motivo per cui anche PepsiCo non possa seguire il loro esempio.

Marta Albè

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