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Nestlé vuole ridurre drasticamente il quantitativo di zucchero presente nel cioccolato e nei dolciumi confezionati del proprio marchio. La decisione serve per dare una risposta alle pressioni salutistiche da parte dei governi e degli attivisti.

Per questo motivo Nestlé ha sviluppato un processo per alterare la struttura dello zucchero che lo rende più dolce e che permette di utilizzarne quantità minori. Lo ha spiegato Stefan Catsicas, Chief Technology Officer di Nestlé, senza aggiungere molti dettagli perché l’idea sarebbe coperta dal segreto aziendale.

In effetti nel mondo diverse aziende, incluse Mondelez e Pepsi, stanno cercando di proporre sul mercato prodotti che possano essere considerati più salutari di altri per via di un minor contenuto di sodio o di zucchero.

In alcuni casi, come nel Regno Unito, in Messico e in alcune città degli Usa si è pensato di introdurre delle tasse sullo zucchero per prevenire obesità infantile e diabete.

Secondo l’OMS, aumentare del 20% il prezzo delle bibite gassate e zuccherate porterebbe ad una riduzione del loro consumo di circa un quinto.

Nel 2014 sia Tesco che Lidl hanno deciso di mettere al bando i dolciumi dalle casse dei supermercati.

A quanto pare Nestlé vuole brevettare una nuova tipologia di zucchero da utilizzare nei propri prodotti, più dolce dell’originale. In questo modo, l’azienda potrà inserirne una quantità minore in cioccolato e dolciumi.

Almeno a parole, Nestlé vorrebbe abituare i consumatori a gusti differenti, più naturali e vorrebbe essere alla guida di nuove soluzioni. Anche altre aziende si stanno occupando di studi specifici per alterare lo zucchero e modificare i prodotti alimentari. Resta da comprendere se questa alternativa verrà accettata dai consumatori dal punto di vista del gusto e se potrà essere considerata davvero salutare.

Per capire come Nestlé vorrà utilizzare in concreto questa novità, dobbiamo attendere l’annuncio dei piani aziendali per il 2017. Si andrà verso una svolta salutare o verso un’industrializzazione e raffinazione ancora maggiore dei prodotti alimentari?

Marta Albè

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