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statigengreeneconomy2016Insieme ad Ecomondo, a Rimini, hanno preso il via gli Stati Generali della Green Economy, 2 giorni strategici per mettere a fuoco le politiche e le misure per sostenere lo sviluppo delle imprese della green economy e per valutare le performance della green economy italiana in Europa e nel mondo.

La Relazione sullo stato della green economy ha come titolo “L’Italia in Europa e nel mondo”. L’evento è organizzato dal Consiglio Nazionale della Green Economy, composto da 64 associazioni di imprese verdi, in collaborazione con il Ministero dell’Ambiente e il Ministero dello Sviluppo Economico, con il supporto della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile e si svolge, come ogni anno, a Rimini nell’ambito di Ecomondo.

La green economy italiana, secondo la Relazione, esprime eccellenze a livello europeo che, se adeguatamente promosse ed estese, potrebbero trascinare investimenti e nuova occupazione.

Sono state analizzate 8 tematiche strategiche (emissioni di gas serra, rinnovabili, efficienza energetica, riciclo dei rifiuti, eco-innovazione, agroalimentare di qualità ecologica, capitale naturale e mobilità sostenibile) con 16 indicatori chiave.

Mettendo a confronto l’Italia con le 4 quattro principali economie europee (Germania, Regno Unito, Francia e Spagna), emerge che la green economy italiana si colloca ad un sorprendente 1° posto, con 4 primi posti (nella quota di rinnovabili, nel riciclo dei rifiuti speciali, nelle emissioni pro-capite nei trasporti e nei prodotti agroalimentari di qualità certificata), 3 secondi posti (efficienza energetica, nella produttività delle risorse e nell’agricoltura biologica). 5 terzi posti, in una posizione intermedia della classifica (nella riduzione dei gas serra dal 1990, nel riciclo dei rifiuti urbani, nell’ecoinnovazione, nella estensione dei siti naturali tutelati, nel rapporto tra ferrovia e strada nel traffico merci terrestre); 3 quarti posti (nel miglioramento dell’efficienza energetica negli ultimi dieci anni, nella crescita delle rinnovabili negli ultimi tre anni e nel consumo di suolo); un solo quinto posto, nella crescita dei gas serra nel 2015, un dato che desta preoccupazioni per il futuro e richiede misure di correzione, anche in vista dei maggiori impegni previsti dall’attuazione dell’Accordo di Parigi.

La seconda parte della Relazione pone l’accento sulla percezione della green economy italiana a livello internazionale, analizzata con una valutazione comparata tra 80 Paesi nel mondo, realizzato dal centro di ricerca "Dual Citizen" di Washington DC. Il risultato complessivo della media ponderata delle diverse dimensioni analizzate porta a una discreta performance della green economy italiana, al 15esimo posto fra gli 80 Paesi analizzati. Emerge però anche un dato estremamente negativo rispetto a tutti gli altri grandi Paesi europei: il basso livello della percezione della green economy italiana a livello internazionale, che ci vede precipitare complessivamente al 29esimo posto (addirittura al 68esimo per leadership e cambiamento climatico, contro una performance che colloca l’Italia al 32esimo posto della classifica mondiale). Riassumendo, quindi, il potenziale green del Paese è buono, ma la sua valorizzazione molto scarsa. L’Italia è l’unico grande Paese europeo che ha una percezione di gran lunga peggiore delle sue performance (al contrario delle Germania che ha invece una percezione green superiore alle sue performance, come ad esempio nella leadership e cambiamento climatico dove è 36° per performance e 1° nella percezione).

Anna Tita Gallo

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