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turista pinguinoPer l'Onu è l'anno del turismo sostenibile, ma qualcosa non funziona. Ecco una strategia di miglioramento in 5 punti basilari. Il segretario generale della World Tourism Organisation che fa capo all'Onu, Taleb Rifai, ha dichiarato che il turismo sostenibile può dare un contributo notevole ai 3 pilastri della sostenibilità: economico, sociale, ambientale.

Alla base, l'idea che il turismo sostenibile sia legato a doppio filo allo sviluppo sostenibile, sviluppo che incontra i bisogni delle generazioni attuali senza compromettere quelli delle generazioni future.

Al momento, la crescita economica (e turistica) purtroppo si scontra ancora con le questioni ambientali e la sostenibilità resta spesso un miraggio. Ogni luogo di fatto può essere parte di un circuito turistico, ecco perché il turismo ha potenzialmente barriere inesistenti, al punto che ormai il turismo di massa è diventato un problema per città come Venezia o Barcellona.

Addirittura oggi i turisti vorrebbero recarsi in luoghi che i cambiamenti climatici, ma anche il turismo selvaggio, mettono a repentaglio, basti pensare all'Antartico. E' complicatissimo definire un impatto del turismo e nessuno sta effettivamente lavorando ad uno studio d'insieme. Ma possiamo riportare alcuni consigli che sicuramente darebbero al turismo una patina più sostenibile.

1 – POLITICHE DI SOSTEGNO

I governi devono definire politiche che tengano conto dell'impatto dei cambiamenti climatici e che considerino il turismo come un settore che necessita di pianificazione a lungo termine. Servono accordi tra autorità competenti e occorre che il parere degli esperti sia considerato al momento di definire strategie di sviluppo e di marketing.

2 - EDUCARE I VIAGGIATORI

Una delle problematiche maggiori è che i viaggiatori non sono ancora responsabili quanto dovrebbero. In pochi ad esempio si pongono domande sull'impatto di strutture come i resort o i grandi villaggi sulla popolazione e l'ambiente locale; in molti casi si sfoggiano pratiche green come il risparmio energetico, ma nella sostanza l'esistenza di tali strutture è stata un danno per ambiente e persone di cui il viaggiatore non ha notizia.

3 – IL PARERE DELLE COMUNITA' LOCALI

Le comunità locali sono tra gli stakeholder da tenere in considerazione quando si parla di zone turistiche, ma non ci sono soltanto loro. Pianificare significa anche questo: valutare l'impatto del turismo quando si decide di rendere una zona una “destinazione”.

4 – DIRITTI DEI LAVORATORI

Chi lavora nel mondo del turismo deve veder rispettati i propri diritti e lavorare in condizioni idonee. Purtroppo si tratta di un settore in cui il precariato è la regola anche a causa della stagionalità e di prassi radicate. Una svolta in questo ambito sarebbe anche una svolta verso un turismo più sostenibile.

5 – COINVOLGERE LE ASSOCIAZIONI

Gli ambientalisti non sono una “spina nel fianco” come spesso vengono etichettati. Sono anzi loro a ricoprire un ruolo prezioso quando si tratta di raccogliere segnalazioni, abusi, reati sia a danno dell'ambiente che delle persone. Ascoltarli e coinvolgerli può aiutare a “ripulire” il comparto.

Anna Tita Gallo

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