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green economy indaginePuntare sulla economia verde per rilanciare il paese. Una frase già sentita ma questa volta qualcosa di concreto c'è. È stata infatti pubblicata l'indagine conoscitiva sulla Green Economy.

Approvato all'unanimità dalle Commissioni Ambiente e Attività Produttive della Camera, il documento ha messo nero su bianco per la prima volta informa ufficiale lo stato dell'arte e le azioni da svolgere per la cosiddetta “decrescita felice”, che punta alla qualità non alla quantità, all'aumento dell'efficienza dei processi produttivi puntando alla progressiva riduzione dell'uso delle materie prime.

Un testo condiviso che individua nella green economy la chiave per combattere i cambiamenti climatici e per affrontare la crisi, fornendo un quadro dello ‘state dell’art È della green economy nel Paese, utile anche per le azioni e le politiche da promuovere a livello nazionale ed internazionale, a partire dall'Europa,” ha detto il Presidente della Commissione Ambiente Ermete Realacci. “La green economy è infatti una straordinaria occasione per rilanciare la competitività delle nostre imprese che abbraccia i più diversi settori della economia nazionale, da quelli più tradizionali a quelli high tech: dall'agroalimentare alla meccanica, dalla manifattura alla chimica, dall'energia ai rifiuti, dal Made in Italy tradizionale all'edilizia”.

Tenendo conto dei dati forniti dall'Unione Europea, sappiamo che la crescita annuale dell'occupazione verde è passata dai 2.400.000 posti di lavoro del 2000 ai 3.400.000 nel 2012 dimostrando che la green economy è cresciuta a dispetto della crisi.

Ed ecco quanto è emerso dalle audizioni dei diversi attori che hanno partecipato all'indagine. Si parte dal folto programma di proposte della Fondazione per lo sviluppo sostenibile, che ha individuato 10 misure prioritarie per avviare un immediato green new deal a costo zero:

  1. una riforma fiscale in chiave ecologica a saldo netto zero, anche attraverso una carbon tax

  1. attivazione di programmi per un miglior utilizzo delle risorse europee e per lo sviluppo di strumenti finanziari innovativi

  2. attivazione di investimenti che si ripagano con la riduzione dei costi economici oltre che ambientali

  3. un programma nazionale di misure per l'efficienza e il risparmio energetico, con una road map di obiettivi chiari al 2030, tra cui la possibilità di rendere permanente la detrazione fiscale del 65 per cento per la riqualificazione energetica degli edifici

  4. l'attivazione di misure per sviluppare le attività di riciclo dei rifiuti.

  5. la promozione del rilancio degli investimenti per lo sviluppo delle energie rinnovabili

  6. l'attuazione di programmi di rigenerazione urbana, di recupero di edifici esistenti, di bonifiche, contro il consumo di suolo

  7. la maggiore diffusione della mobilità sostenibile

  8. un sistema di detrazioni fiscali e un fondo specifico per sostenere l'agricoltura di qualità e biologica

  9. il rilancio dell'occupazione giovanile attraverso un apposito piano nazionale che preveda la riduzione per tre anni del prelievo fiscale e contributivo per l'impiego dei giovani.

Per il Coordinamento FER invece, occorre sostituire gli incentivi con un mix di sgravi fiscali e crediti agevolati per le tecnologie FER più mature, semplificare le attuali procedure per le piccole installazioni e assicurare la detrazione fiscale del 50 per cento per le persone giuridiche che sostituiscono coperture in amianto con il fotovoltaico.

Secondo Confindustria, coniugare il rilancio dell'economia con l'attenzione per l'ambiente equivale ad agire su due differenti chiavi: mettere l'industria al centro delle politiche di sviluppo migliorandone la competitività ambientale favorendo lo sviluppo di nuovi prodotti e puntare sull'utilizzo efficiente delle risorse ed in particolare quelle energetiche.

Assorinnovabili invece ha puntato il dito contro gli ostacoli legislativi allo sviluppo delle fonti rinnovabili, come l'estensione della Tobintax alle aziende che fatturano più di 3 milioni di euro; la mancanza di regolamentazione sull'autoproduzione, sulle SEU e sulle reti private, la mancanza di incentivi a favore dei sistemi di accumulo, per non parlare del taglio retroattivo volontario sugli incentivi, di recente introdotto.

Per il testo completo dell'Indagine conoscitiva sulla green economy, clicca qui

Francesca Mancuso

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