Menu

alluvionepoQuali sono le conseguenze del surriscaldamento del Pianeta sull’economia italiana e mondiale? Alla presentazione del “Rapporto del Dialogo italiano sulla Finanza Sostenibile” interviene il vicedirettore generale della Banca d’Italia Luigi Federico Signorini. Nel suo intervento “Financial System, environment and climate: a regulator’s perspective” si sottolinea l’impatto dei cambiamenti climatici sul sistema finanziario

Il presupposto su cui Banca d’Italia lancia l’allarme sono dati ormai inconfutabili: l’Italia sta subendo le conseguenze dell’innalzamento della temperatura globale e ne risente particolarmente anche per via della sua conformazione. Alluvioni e frane purtroppo sono ormai tra le notizie ricorrenti, a cui si aggiungono temperature record: il 2015 è stato l’anno più caldo dal 1880.

Rispondere alle calamità naturali ha un costo, che Signorini quantifica in oltre 3 mld di euro solo per fronteggiare le inondazioni (Annuario dei dati ambientali 2016, ISPRA). Impossibile quindi non immaginare un coinvolgimento diretto degli istituti finanziari. Banalizzando e citando soltanto un esempio tra i tanti: se nelle zone più a rischio disastro quel rischio viene ridotto, allora si alza la possibilità che vengano concessi prestiti alle pmi (un ragionamento che non vale in realtà nel caso dei prestiti destinati alle grandi aziende anche in zone ad elevato rischio, ma che ben rappresenta la situazione italiana).

E poi c’è il problema delle fossili: gli asset in questo settore sono in mano ad aziende che spesso sono insolventi o che comunque risentono delle pressioni sul mercato finanziario, ma il mercato al momento non pensa ancora a sufficienza ai rischi derivanti dai cambiamenti climatici, che percepisce piuttosto come conseguenze solo a lungo termine. Eni è una delle realtà citate da Signorini come protagonista di investimenti potenzialmente inutili (“Carbon Tracker” parla di qualcosa come oltre 37 mld di dollari investiti inutilmente fino al 2025).

Il Dialogo Nazionale identifica comunque alcuni segnali di cambiamento in Italia nei settori bancario, assicurativo, del risparmio gestito, nel mercato dei capitali e nella finanza pubblica. Ad esempio, le banche italiane hanno erogato prestiti a sostegno di progetti di produzione di energia da fonti rinnovabili per circa 27 mld tra il 2007 e il 2014, di cui 18 per il solare fotovoltaico.

Per contro, gli investimenti di efficientamento energetico hanno un grande potenziale, soprattutto nel settore immobiliare, ma incontrano numerosi ostacoli. In termini di guadagni derivanti dalle imprese coinvolte nella green economy, Borsa Italiana si colloca al decimo posto su scala mondiale.

Perché non si riscontra un impatto sistematico nella finanza tradizionale? Queste le ragioni inserite nel Dialogo Nazionale:

  • la mancata attribuzione di un prezzo alle esternalità ambientali può rovesciare il profilo di rischio/rendimento di un’operazione finanziaria in termini di sostenibilità;
  • il limitato accesso ai mercati finanziari, specialmente per le PMI, ostacola la loro partecipazione al processo di trasformazione dell’economia in senso sostenibile;
  • i processi di decisione finanziaria non tengono ancora in adeguata considerazione le sfide di lungo periodo, come il cambiamento climatico;
  • l’opinione pubblica italiana non è ancora sufficientemente informata sulla rilevanza delle minacce ambientali per la solidità dell’economia e del sistema finanziario;
  • la cultura finanziaria nel Paese non riconosce sufficiente importanza alle competenze professionali e alle conoscenze necessarie a rispondere all’imperativo dello sviluppo sostenibile.

Anna Tita Gallo

LEGGI anche:

Green Globe Banking 2016: come creare valore integrando tecnologie e sostenibilità

Cambiamenti climatici: il disinvestimento è la tendenza del momento

I cambiamenti climatici provocheranno la prossima crisi finanziaria globale  

GreenBiz.it

Network