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immagineSono scesi a 7,1 miliardi di euro nel 2012, ovvero a meno del 15% del complesso, i danni ambientali e sanitari associati alle emissioni in atmosfera dell'industria manifatturiera, comparto chiave dell'economia italiana che, con 218 miliardi nel medesimo anno, ha contribuito per il 16% al valore aggiunto dell'intera economia.

È quanto emerge dal rapporto sull'industria manifatturiera realizzato nell'ambito del programma di ricerca sui costi esterni ambientali dei settori dell'economia italiana, che rende possibile un confronto di posizionamento dell'impresa rispetto al proprio benchmark di settore.

L'analisi, condotta dalla società di ricerca e consulenza economica ECBA Project, permette, fra l'altro, di quantificare le responsabilità dei singoli fattori inquinanti, informazione essenziale per programmare i necessari interventi di mitigazione, come spiega Donatello Aspromonte, co-autore dello studio insieme ad Andrea Molocchi.

ecba manifatturiero

FONTI FOSSILI E CO2 - "Anche se i consumi di combustibili fossili e le emissioni di CO2 rimangono il principale problema ambientale da gestire per l'industria manifatturiera, va riconosciuto il miglioramento dell'intensità energetica del comparto nonostante la profonda crisi in atto", commenta Molocchi.

"In base alla nostra indagine – continua l'esperto -, le emissioni di CO2 della manifattura si sono ridotte da 111,4 milioni di tonnellate nel 2010 a 101,7 milioni di tonnellate nel 2012, con un miglioramento di quasi il 9% in due anni, ampiamente superiore alla riduzione del valore aggiunto subita dalla manifattura nel medesimo periodo in termini reali, pari al 3%".

Quali sono i fattori che incidono maggiormente su queste stime e quali gli effetti su ambiente e salute? Il 56,9% dei costi esterni è dovuto ai macro-inquinanti atmosferici di rilievo sanitario, il 41,4% ai gas ad effetto serra, e l'1,7% alle emissioni di metalli pesanti.

Diversamente dal quadro dei dove le polveri sottili (PM2,5) spiccano come inquinante principale col 35% dei costi esterni complessivi, il fattore di emissione più impattante fra quelli dell'industria manifatturiera è l'anidride carbonica (CO2), principale responsabile dei cambiamenti climatici di origine antropogenica, col 40,1%.

Seguono gli ossidi di azoto (NOx) col 22,2% e gli ossidi di zolfo (SOx) col 16,4%, inquinanti i cui costi esterni sono dovuti principalmente agli effetti sanitari associati alla formazione indotta di particolato secondario a partire da questi due precursori e, per la parte restante, agli effetti di riduzione della biodiversità dovuti ai fenomeni di eutrofizzazione e di acidificazione dei suoli indotti dalle emissioni di NOx e SOx. Nella manifattura, le emissioni di polveri sottili, i cui costi esterni sono interamente ascrivibili ad effetti sanitari (per malattie respiratorie e per mortalità a lungo termine), risultano al quarto posto per importanza, con un'incidenza del 14,5% sui costi esterni di comparto.

CHI INQUINA DI PIU' - Il settore della manifattura con i maggiori costi esterni ambientali e sanitari è quello del vetro, ceramica, cemento e affini (nella classificazione ATECO dell'Istat tali produzioni sono accorpate sotto la voce "Altri prodotti della lavorazione dei minerali non metalliferi"), con 2,2 miliardi di euro, seguito dalla raffinazione del petrolio, con 1,7 miliardi, e dalla metallurgia, con 1,2 miliardi.

A debita distanza da questo primo gruppo di produzioni di base con elevati costi ambientali e sanitari, segue un secondo gruppo di sei settori, con un ordine di grandezza delle esternalità intermedio, compreso fra 100 e circa 500 milioni di euro l'anno. In ordine decrescente troviamo: prodotti chimici, alimentare, tessile, prodotti in metallo, carta, macchinari e sistemi di riscaldamento.

I PIU' VIRTUOSI - Un terzo gruppo di dieci settori, in cui predominano produzioni più complesse o di assemblaggio di un mix di materiali, si contraddistingue per costi ambientali e sanitari inferiori ai 100 milioni l'anno. Fra questi, il settore più virtuoso è quello dell'"elettronica e strumenti di precisione", con appena 14 milioni di costi esterni nel 2012, seguito dagli "altri mezzi di trasporto" (cantieristica, materiale rotabile, aeronautica) con 19 milioni e dal settore delle apparecchiature elettriche e di uso domestico (25 milioni).

Si comportano bene anche altri settori chiave dell'industria italiana: "autoveicoli" (quinto posto, con 38 milioni), "mobili, giocattoli e altro" (sesto posto, 57), "farmaceutica" (ottavo posto, 73 milioni), legno (nono posto, 74 milioni) e "articoli in gomma e materie plastiche" (decimo posto, 85 milioni di euro).

Roberta Ragni

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