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world bank group 0In vista della prossima Conferenza di Parigi (COP21), la Banca Mondiale ricorda ai Paesi più sviluppati l'impegno, assunto cinque anni fa, di mobilitare 100 miliardi di dollari entro il 2020 per aiutare i Paesi più poveri a fronteggiare gli effetti dei cambiamenti climatici.

L'iniziativa era nata con l'obiettivo di aiutare i Paesi meno responsabili dei cambiamenti climatici ma più esposti alle loro conseguenze a costruire un futuro resiliente, investendo in energie pulite e tecnologie sostenibili e creando infrastrutture per difendersi dall'impatto di eventi meteorologici estremi quali siccità, alluvioni e tempeste tropicali.

La creazione di un Fondo apposito rientra in un piano delineato nel 2009, in occasione del vertice di Copenaghen, attraverso cui le Nazioni più sviluppate si sono impegnate a mobilitare ogni anno, a partire dal 2020, circa 100 miliardi di dollari, tra finanziamenti pubblici e privati, per interventi collegati all'azione sul clima.

Ma passare dall'impegno formale ai fatti si sta rivelando particolarmente difficile. La Banca Mondiale ha recentemente sottolineato che, per arrivare a raccogliere 100 miliardi di dollari entro il 2020 è necessario colmare un gap di 70 miliardi: una cifra pari a un terzo dei danni economici causati dal terremoto del 2011 in Giappone e a due terzi di quelli causati dall'uragano Katrina nel 2005.

La Banca Mondiale auspica che i Paesi più sviluppati arrivino all'incontro di Parigi del prossimo dicembre con un'idea chiara di come mobilitare le risorse necessarie a colmare tale gap, sottolineando che, prima di assumere nuovi impegni, è importante e necessario tenere fede a quelli già presi. Insomma, come ci si può aspettare che a Parigi venga raggiunto un accordo ambizioso e vincolante sul clima se si continuano a lasciare cadere nel vuoto le promesse fatte fino ad oggi?

"Se i Paesi sviluppati si sedessero ad un tavolo e dessero un'occhiata alle opzioni che si aprono davanti a loro, potremmo colmare il gap di 70 miliardi di dollari e compiere passi in avanti nella costruzione di un futuro resiliente e a basse emissioni." – ha spiegato Rachel Kyte, Vice-Presidente del gruppo della Banca Mondiale e Inviato speciale per i cambiamenti climatici – "Ci siamo impegnati a trovare il modo di fare di più."

L'istituto di Washington avverte che parte del gap potrebbe essere colmato se le istituzioni finanziarie dedicate allo sviluppo aumentassero la propria quota di investimenti già destinata ai cambiamenti climatici, ma anche la politica deve fare la propria parte.

La Banca Mondiale indica nella cancellazione dei sussidi alle fonti fossili e nella tassazione delle emissioni alcune delle misure che potrebbero aiutare a reperire i fondi necessari e, nello stesso tempo, a favorire la transizione, sempre più necessaria, verso un futuro a basse emissioni.

Lisa Vagnozzi

#Parigi2015: la Banca Mondiale esorta i Paesi sviluppati a tenere fede ai propri impegni

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