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Un milione di euro agli agricoltori che scelgono la sostenibilità: a tanto ammonta il Knorr Partnership Fund, il fondo creato dalla multinazionale Unilever per premiare i coltivatori che operano rispettando l'ambiente e non abusando delle risorse.

Il fondo è destinato agli agricoltori che si uniformano alle linee guida dello Unilever's Sustainable Agricolture Code, uno strumento messo a punto dalla multinazionale per suggerire l'adozione di pratiche agricole sostenibili in aree critiche quali la gestione dell'acqua, la protezione e il sostentamento delle piantagioni, la tutela del suolo e la biodiversità.

"Nell'anno di Expo" – ha dichiarato Angelo Trocchia, Presidente e AD di Unilever Italia – "attraverso diverse iniziative che vanno da una serie di tavole rotonde sul tema della sostenibilità durante i mesi dell'Esposizione Universale, ad esempi di pratiche agricole virtuose, rese possibili grazie a operazioni di microcredito messe a disposizione degli agricoltori, ci impegniamo a dare concretezza all'impegno che abbiamo preso cinque anni fa quando abbiamo lanciato lo Unilever Sustainable Living Plan, messo a punto per sostenere un modello di business più trasparente e sostenibile."

La sensibilità della multinazionale anglo-olandese nei confronti delle tematiche ambientali risponde alla sempre maggiore domanda di sostenibilità da parte dei consumatori di tutto il mondo, compresi quelli dei mercati emergenti. In quest'ottica, promuovere iniziative sostenibili significa soprattutto assecondare una tendenza del mercato.

"Come Unilever, siamo impegnati a ridurre l'impatto sociale ed ambientale sull'intero ciclo di vita di ogni nostro prodotto: questo perché è il consumatore a chiederlo." – ha spiegato in proposito Trocchia – "Da una recente indagine che abbiamo condotto, è emerso come l'85% dei consumatori reputi importante che le organizzazioni internazionali diffondano pratiche agricole sostenibili; il 76% comprerebbe più volentieri prodotti fatti con ingredienti da agricoltura sostenibile (che per il 74% sono di migliore qualità); l'88% crede sia importante gestire al meglio le risorse agricole per le generazioni future e l'84% crede sia importante conoscere la provenienza degli ingredienti. Insomma, abbiamo davanti una sfida importante per rispondere a un consumatore evoluto e consapevole."

Negli ultimi anni, il tentativo di Unilever di adeguarsi il più possibile alle sollecitazioni dei consumatori ha portato la multinazionale a sostenere alcune eccellenze agricole Made in Italy, come il Consorzio Interregionale Ortofrutticoli (CIO), un'associazione di oltre 700 agricoltori che ogni anno coltivano nel nord Italia circa 12.000 ettari di pomodoro.

Attraverso il Knorr Landmark Farm, che certifica le eccellenze mondiali tra le aziende agricole in grado di rispettare i requisiti di sostenibilità ambientale, economica e sociale, il CIO ha avuto accesso ad un finanziamento a fondo perduto da parte di Unilever per promuovere sistemi di agricoltura di precisione presso i propri soci.

Il finanziamento ha reso possibile l'acquisto di macchinari che mutuano dispositivi in uso alle forze armate per poter impiegare in modo mirato concimi e acqua: l'uso di sonde, satelliti, droni, speciali sensori applicati alle macchine operatrici e tecnologie GPS consente di individuare i diversi gradi di fertilità presenti nel terreno e indica le quantità precise di acqua e nutrienti da distribuire nelle diverse zone.

"Attraverso l'impiego di queste tecnologie riusciamo a utilizzare in modo oculato i concimi e l'acqua, arrivando a risparmiarne fino al 25% per ogni chilogrammo di pomodoro." – ha spiegato Alessandro Piva, Direttore agronomico di CIO – "Questo significa poter gestire le risorse in ottica sostenibile, una necessità che in futuro sarà sempre più imprescindibile. Grazie alla collaborazione con Unilever che ha supportato concretamente il progetto, oggi è possibile toccare con mano i progressi possibili anche in agricolture evolute come quella della Pianura Padana."

Ma, nonostante le diverse iniziative improntate sulla sostenibilità, Unilever ha spesso compiuto alcuni evidenti passi falsi dal punto di vista della comunicazione ed è tuttora una delle dieci aziende più inquinanti al mondo. Nonostante abbia annunciato un piano per ridurre le emissioni entro il 2020, la multinazionale non avrebbe richiesto ai propri fornitori di fare altrettanto, cadendo in una evidente contraddizione.

Ben vengano, dunque, le iniziative a tutela dell'ambiente, a patto che la sostenibilità non venga utilizzata esclusivamente come risorsa per attrarre nuovi e più esigenti consumatori ma sia, con coerenza e buona volontà, alla base di tutte le scelte di business.

Lisa Vagnozzi

Riceviamo e pubblichiamo qui di seguito la risposta dell'azienda:

In risposta a quanto riportato in merito alle contraddizioni relative all'impegno di Unilever nell'ambito della sostenibilità e all'effettivo inquinamento causato dalle attività della stessa, l'azienda precisa che la sostenibilità costituisce il fulcro di ogni suo progetto, nella piena convinzione che la crescita economica non possa prescindere dalla responsabilità sociale e ambientale. A conferma del fatto che, per Unilever, la sostenibilità sia un fattore determinante per creare reali opportunità di crescita, lo Unilever Sustainable Living Plan (USLP) è il piano nato nel 2010 con il quale l'azienda si impegna a guidare la crescita in maniera sostenibile, con l'obiettivo imprescindibile di duplicare – entro il 2020 - il volume del business migliorando allo stesso tempo la qualità della vita di un miliardo di persone al mondo, dimezzando l'impronta ambientale su tutta la catena del valore di tutti i prodotti e garantendo l'approvvigionamento 100% sostenibile di materie prime agricole.

In questo senso, Unilever ha condotto un'approfondita Life Cycle Analysis su 1600 prodotti, in 14 paesi, da cui emerge che l'impatto ambientale generato dalle operation aziendali vale solamente il 5% di quello generato lungo tutta la catena del valore mentre l'impronta ambientale più rilevante deriva dall'approvvigionamento di materie prime e dall'utilizzo dei prodotti da parte dei consumatori.

I risultati degli investimenti di Unilever in ambito sostenibile sono stati di recente esaminati per analizzare l'effettiva valenza delle politiche adottate dall'azienda. Dopo solo quattro anni dall'adozione dello Unilever Sustainable Living Plan, i traguardi raggiunti da Unilever a livello globale, anche se parziali, sono fortemente soddisfacenti. Infatti, a fine 2014:

  • più del 55% delle materie prime utilizzate da Unilever risulta essere ricavata in maniera interamente sostenibile;
  • all'interno di tutto il network Unilever, lo 0% dei rifiuti di fabbrica finisce in discarica;
  • Unilever ha ridotto sensibilmente le emissioni di CO2 derivanti dall'impiego di acqua e energia durante le fasi di produzione. Nello specifico, le emissioni di CO2 derivanti dall'utilizzo di acqua sono diminuite del 37% sulla tonnellata e quelle derivanti dall'utilizzo di energia sono diminuite del 32% sulla tonnellata.

Inoltre, l'impegno di Unilever in ambito sostenibile e i progressi ottenuti, sono ampiamente certificati: da quindici anni, Unilever si classifica in prima posizione all'interno del Dow Jones Sustainability Index nella sua categoria di riferimento e guida il ranking Global Corporate Sustainability Leaders, risultato della ricerca che GlobeScan/SustainAbility conduce ogni anno. Allo stesso modo, il FTSE4Good Index ha assegnato all'azienda il punteggio più alto nella categoria Ambiente e, nel 2015, Unilever è stata premiata dalla classifica Scopri il Marchio di Oxfam come l'azienda più sostenibile su scala globale nella categoria Food&Beverage.

Per quanto importanti siano stati i risultati riguardanti la riduzione dell'impatto ambientale ottenuti dall'azienda in così poco tempo, Unilever è pienamente consapevole di avere ancora molta strada da percorrere lungo il cammino della crescita sostenibile. Allo stesso modo, Unilever è consapevole del fatto che, seppur grande, non possa fare tutto da sola. La collaborazione con le ONG, i governi, i media, le altre aziende, i clienti e i consumatori finali costituisce la chiave del vero cambiamento. A fronte di tali considerazioni, Unilever ritiene che ogni iniziativa a tutela dell'ambiente e della sostenibilità non sia da considerarsi come risorsa per attrarre i consumatori bensì costituisca un'importante dichiarazione di intenti nonché una grande assunzione di responsabilità da parte di una realtà che continua ad investire per sostenere un processo di progressivo miglioramento di tutte le sue attività che investono ogni prodotto e ogni consumatore.

Unilever ritiene che questo sia l'unico modello concepibile per fare impresa in maniera economicamente sostenibile nel lungo periodo. È evidente che, se tutti i consumatori preferissero i prodotti responsabili nei confronti del pianeta e delle comunità che lo abitano, probabilmente molte più aziende intuirebbero che non si tratta di filantropia bensì di convenienza economica di un modello di business improntato sullo sviluppo sostenibile. Un modello che guarda oggi alla tutela delle risorse ambientali per non dover affrontare in futuro la scarsità delle stesse, che guarda oggi alla certificazione delle proprie materie prime per poter essere in grado di offrire la stessa qualità a consumatori sempre più attenti e informati e che cerca oggi di trovare nuove leve di marketing per convertire i propri consumatori ad un consumo responsabile dei propri prodotti. Tutto questo è un circolo virtuoso che fa bene al business e al pianeta e che non può o non deve essere considerato come un fattore competitivo. Se molti più attori, con noi e come noi, intuissero i reali vantaggi di questo modello, sarebbe possibile cooperare per creare davvero un mondo migliore per le future generazioni.

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