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Lo sviluppo non può essere sostenibile se non affronta la sfida del cambiamento climatico. Lo ha detto Papa Francesco nell'Enciclica ma lo ha ribadito anche il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon ieri, durante l'High-Level Event on Climate Change convocato a New York dal presidente dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite, Sam Kutesa.

“Ricordiamo sempre che i cambiamenti climatici e lo sviluppo sostenibile sono due facce della stessa medaglia, con due ordini del giorno che si rafforzano reciprocamenteha detto il leader Onu alle delegazioni presenti.

A pochi mesi della prossima Conferenza sul clima di Parigi (Cop21), l'incontro di ieri è stato convocato per portare avanti il processo volto al raggiungimento di un accordo globale per la riduzione dei gas serra. Un momento importantissimo da cui dipenderanno le sorti del clima e quelle delle future generazioni.

Tra i partecipanti, anche l'attore premio Oscar Robert Redford, e l'attivista indigeno Xiuhtezcatl Roske-Martinez, leader dell'organizzazione non-profit Earth Guardians.

Secondo quanto emerso dall'incontro, l'adozione di un programma per lo sviluppo post-2015 a settembre, un esito positivo della prossima Conferenza Internazionale sul finanziamento dello sviluppo e la conclusione di un accordo globale sui cambiamenti climatici saranno le tre pietre miliari per migliorare le condizioni di vita delle persone in tutto il mondo.

Ma un accordo sul cambiamento climatico a Parigi non sarà di certo l'ultimo atto, come ha osservato anche Ban Ki-moon: “Deve essere un punto di svolta nel modo in cui il mondo risponde collettivamente alla sfida per definizione del nostro tempo. Ci siamo riuniti per fare il punto su ciò che abbiamo promesso, quello che abbiamo consegnato e quello che resta da fare per assicurare che i leader mondiali e i loro governi adottino un ambizioso accordo universale a dicembre.”

Il segretario generale dell'Onu ha parlato anche dei recenti passi in avanti compiuti dalle tre maggiori economie del mondo, Cina, Stati Uniti e Unione europea, che hanno avviato delle politiche per la riduzione delle emissioni e per l'aumento della quota di energia da fonti rinnovabili. Anche il recente vertice del G7 ha inviato qualche segnale positivo. Ma non basta.

“Questi impegni coprono solo una parte del totale delle emissioni globali. Dobbiamo cogliere l'opportunità di oggi per lanciare un forte appello a tutte le parti a presentare i loro Intended Nationally Determined Contributions (INDCS), tenendo presente l'urgenza di azioni concrete da parte di tutti”, ha suggerito il Presidente dell'Assemblea Generale.

Buone notizie dal fronte delle rinnovabili, che hanno fatto registrare un elevato calo dei prezzi raggiungendo in alcuni casi la parità con i combustibili fossili. Al punto che oggi il mondo sta utilizzando energia elettrica superando quella prodotta da carbone, gas naturale e petrolio messi insieme.

Ma bisogna fare in fretta come ha ribadito anche Robert Redford secondo cui “il tempo per le mezze misure e il negazionismo è finito. Vediamo gli effetti intorno a noi, dalla siccità e dalla carestia in Africa, alle ondate di calore in Asia del Sud, agli incendi in tutto il Nord America, agli uragani devastanti e alle inondazioni paralizzanti qui a New York”.

Il segretario generale ha esortato i paesi sviluppati a fornire una traiettoria politica credibile per mobilitare 100 miliardi di dollari all'anno entro il 2020 per sostenere i paesi in via di sviluppo nella riduzione delle emissioni.

Francesca Mancuso

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