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eniIl 2014 di Eni si è concluso con un utile netto di 1,33 miliardi, contro i 5,1 miliardi del 2013 e un utile netto adjusted pari a 3,71 miliardi (-16%). Inoltre, nell'ultimo trimestre dell'anno l'utile netto è ha subito una perdita di 2,34 miliardi.

Sono questi i numeri resi noti oggi dal Consiglio di Amministrazione di Eni. Secondo l'analisi, la produzione di idrocarburi è stata pari a 1,65 milioni di boe/giorno nel trimestre e di 1,6 milioni nell'anno; con una crescita del 6,7% rispetto allo stesso periodo del 2013.

Secondo il cda dell'Eni, si opterebbe per la distribuzione di un dividendo di 1,12 euro per azione (1,10 nel 2013) di cui 0,56 distribuiti nel settembre 2014 a titolo di acconto. “Il Consiglio di Amministrazione Eni formalizzerà tale proposta il 12 marzo 2015 in occasione dell’approvazione del bilancio di esercizio 2014. L’Assemblea degli azionisti delibera su tale proposta il 13 maggio” si legge in una nota dell'Eni.

Dal canto suo, Eni ha fatto sapere di aver avviato i progetti West Hub in Angola e Nené in Congo e con nuove scoperte esplorative in Congo, Angola, Gabon, Indonesia, Ecuador ed Egitto.

Nel quarto trimestre, in presenza di un contesto di mercato sfavorevole, Eni ha ottenuto eccellenti risultati ed una generazione di cassa record negli ultimi sei anni. I motivi principali di tale performance sono stati l'elevato valore della produzione upstream e l'accelerazione della ristrutturazione dei business mid-downstream. Sono inoltre proseguite le iniziative, avviate nel maggio 2014, di ribilanciamento del portafoglio di gruppo, di focalizzazione sulle attività core upstream ulteriormente rafforzate dai continui successi esplorativi e da una costante crescita organica delle riserve certe, e di ricerca di un maggior livello di efficienza. In funzione dei risultati conseguiti proporrò al prossimo CdA la distribuzione di un saldo dividendo 2014 di €0,56 per azioneha detto Claudio Descalzi, Amministratore Delegato.

Eni continua dunque a combattere la sua battaglia pro fossili, mettendo al primo posto il petrolio, nonostante il calo dei prezzi abbia messo in crisi il settore a livello globale. Un momento tutt'altro che roseo per l'oro nero, più che mai costretto a fare i conti con le energie pulite, in continua ascesa.

Francesca Mancuso

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