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wsjRenzi piega i mulini a vento,"Renzi Tilts at the Windmills". È questo il titolo di un interessante articolo del Wall Street Journal, a firma di Michel Bonte-Friedhmein, ceo di NextEnergy Capital Group, che critica la misura dello spalma incentivi, contenuta nel taglia bollette per le imprese, che farà perdere al nostro Paese ogni possibilità di attrarre investimenti esteri sul proprio territorio.

"A quanto pare il governo italiano ha un rapporto difficile con il capitale privato. Piazza Colonna ha recentemente annunciato le prime privatizzazioni del governo in sei anni, per un totale di 12 miliardi di euro di attività, al fine di ripagare parte del debito pubblico. Fin qui, tutto bene", spiega il ceo, andando poi al focus: la proposta di tagliare retroattivamente gli incentivi.

"Negli ultimi cinque anni - si legge- , gli investitori hanno versato oltre 50 miliardi di euro in energia rinnovabile in Italia, costruito circa 17 gigawatt di capacità fotovoltaica e 6 gigawatt di capacità eolica. Le fonti rinnovabili hanno rappresentato il 34% della produzione di energia elettrica italiana nel 2012, dai 20% nel 2008, il più grande salto tra le grandi economie europee in quel periodo. Come per tutti gli investimenti a lungo termine, un quadro giuridico chiaro è stato fondamentale per attrarre i fondi per le rinnovabili italiane. Ora che il denaro è stato speso e gli impianti funzionano, Renzi vuole stracciare i contratti e selettivamente spazzare via gli investitori, anche se i costi di rinnovabili sono solo una piccola parte della bolletta energetica italiana".

Ma non solo:

"Volutamente, il governo italiano non prende di mira i servizi inefficienti e costosi forniti dalle grandi compagnie energetiche, come la grande compagnia di energia elettrica Enel. Recentemente, Enel ha presentato un piano strategico di investimenti per oltre 9 miliardi di € nei mercati emergenti finanziati in gran parte dai ricavi generati dai consumatori italiani. La proposta di Piazza Colonna non prende in considerazione nemmeno la distribuzione locale e le società di fornitura controllate dai comuni italiani".

Infine, la proposta, secondo il Wsj, è fatta su misura "per non pregiudicare le banche italiane che hanno fatto prestiti per la costruzione degli impianti rinnovabili. (Qualsiasi svalutazione di portafogli di crediti da parte delle banche porterebbe solo ad ulteriori aumenti di capitale delle banche italiane, che il governo italiano intende evitare)". Insomma, tutto il peso degli effetti negativi dello spalma incentivi, secondo Bonte-Friedhmein, cadrà sugli investitori, a danno solo e soltanto delle nostre fonti pulite.

Il futuro che ci aspetta? È quello che si prospetta già per la Spagna, a causa della probabile violazione della Trattato sulla Carta Europea dell'Energia, proprio come sottolineato qualche giorno fa dal Presidente Emerito della Corte Costituzionale, Valerio Onida.

Il governo spagnolo ha tentato una mossa simile con il taglio delle tariffe dello scorso anno. Gli investitori hanno prontamente citato in giudizio e ora il caso è giunto davanti alla Corte di giustizia europea. Se Madrid perderà, la sentenza potrebbe innescare indennizzi multi-miliardi.

"Questa mossa capricciosa da parte del governo italiano potrebbe essere un segnale negativo per ulteriori investimenti in infrastrutture rinnovabili, o anche in qualsiasi altro settore in Italia [...]. Renzi può credere che i mercati abbiano la memoria corta, e che questo percorso sia più facile rispetto a riformare le inefficienze palesi del settore energetico italiano o tagliare le tasse orrendamente alte che gravano sugli utenti energetici. Forse ha ragione, ma gli auguro buona fortuna per attirare investitori stranieri in futuro. Non bussi alla mia porta".

Ecco perché è un controsenso voler attrarre in Italia i grandi fondi di investimento esteri e colpire, al tempo stesso, le nostre rinnovabili con misure retroattive, eliminando ogni certezza e scatenando una probabile valanghe di ricorsi. È notizia di ieri lo scivolamento dell'Italia alla dodicesima posizione nell'ultimo indice trimestrale realizzato da EY, Renewable energy country attractiveness index (RECAI): gli investimenti si spostano nei paesi in via di sviluppo e le difficoltà fiscali e burocratiche italiane spingono le imprese rinnovabili fuori dal paese. L'instabilità normativa è tutto quello di cui non avevamo bisogno.

Roberta Ragni

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