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Non fuggono all'estero solo "cervelli" e non sempre la fuga è una notizia negativa. L'Italia delle rinnovabili ha investito fuori confine 2,5 miliardi nel 2014. Una tendenza che ora coinvolge anche le imprese di dimensioni più contenute, spinte all'estero dal raffreddarsi del mercato nazionale.

D'altro canto, l'estero guarda con attenzione alle aziende italiane del settore dell'energia pulita: l'eredità degli incentivi non è persa e per le imprese nazionali corrono i contratti esteri di fornitura, ingegneria, costruzione e gestione di impianti di energie rinnovabili.

Sono alcuni degli elementi contenuti nella nuova edizione del Rapporto Annuale Irex intitolato "Strategie aziendali, competizione globale e politiche nazionali nel settore italiano delle rinnovabili", realizzato dagli economisti di Althesys coordinati da Alessandro Marangoni.

Nell'ultimo anno l'Irex di Althesys ha censito 205 operazioni, pari a 7 miliardi di euro (-10% rispetto al 2013) e 4.736 megawatt di potenza. Le imprese italiane hanno investito all'estero 2,5 miliardi (l'88% della potenza).

"La fotografia delle operazioni di dimensioni industriali del 2014 mostra un settore molto cambiato", commenta l'economista Alessandro Marangoni, coordinatore della ricerca e Ceo di Althesys "con un calo drastico degli investimenti in Italia a favore delle iniziative all'estero e un peso crescente degli operatori più grandi".

"Nel mondo la percezione delle rinnovabili è molto cambiata - sottolinea Christine Lins, Executive Secretary di REN21- Unep. - Nell'ultimo decennio il processo di transizione verso queste energie si è ben avviato, ma per realizzarlo è necessario uno sforzo condiviso da parte di tutti". E aggiunge "Nel mondo, sono almeno 138 i paesi le cui politiche energetiche prevedono il ricorso alle rinnovabili. Di questi 95 sono i paesi in via di sviluppo. Erano solo 15 nel 2005" .

E in Italia? Nonostante il calo degli incentivi, in Italia le fonti rinnovabili d'energia si sono confermate il perno del sistema elettrico e il Rapporto Irex stima che la sola produzione fotovoltaica abbia ridotto di 896 milioni il prezzo all'ingrosso dell'elettricità. La trasformazione del mercato ha accelerato la concentrazione e ha allargato l'internazionalizzazione anche alle imprese di dimensioni più contenute. Nonostante i tagli retroattivi che hanno punito i rendimenti, gli investitori finanziari sono rimasti attivi sul settore e il 2014 ha visto ben 5 IPO sul mercato AIM.

"Abbiamo osservato un rafforzamento della tendenza alla concentrazione fra imprese, dove quasi la metà delle operazioni sono di acquisizione, con maggiore attenzione per le tecnologie fotovoltaiche ed eoliche. Gli investimenti per crescita interna - aggiunge Marangoni - sono stati pari a 1.800 megawatt, per un valore di 3,1 miliardi di euro, sia fotovoltaici che eolici".

Le rinnovabili sono ormai al centro del nostro sistema elettrico, che vedrà ridursi la capacità termoelettrica con molti impianti in dismissione, e che nel medio periodo resterà in equilibrio, pur crescendo il peso delle fonti pulite.

Quali sono i Paesi più attraenti? Anche in Europa gli incentivi sono in riduzione, ma l'eolico resta comunque profittevole, con costi in discesa anche per il calo del costo del capitale, mentre nel fotovoltaico crescono i sistemi indipendenti e i piccoli impianti. Aumentano soprattutto gli investimenti italiani fuori dall'Europa: America Latina, Stati Uniti e Africa sono le aree più dinamiche. In molti Paesi, come ad esempio, Brasile, Cile, Messico, Usa, Sudafrica, Egitto e Marocco le rinnovabili sono ormai competitive o addirittura più economiche delle fonti tradizionali.

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