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fotovoltaico fisco storiaFotovoltaico e fisco, come cambieranno alla luce delle nuove norme contenute nel Dl Competitività? Non è ancora chiara la piega che prenderà la vicenda, più volte modificata fin da quando, la circolare n. 36 dell'Agenzia delle Entrate, emanata il 19 dicembre scorso, introdusse per la prima volta un nuovo concetto: quello di tassare gli impianti fotovoltaici equiparandoli a immobili. Da allora, si sono susseguite varie soluzioni.

La domanda da porsi è: “un impianto fotovoltaico deve essere considerato, catastalmente e fiscalmente, un immobile?

Le risposte sono state numerose. Secondo quanto inizialmente previsto dalla circolare 36 gli impianti vanno sempre considerati immobili tranne quelli al di sotto dei 3 kW e entro i 20, e quelli che contribuiscono al valore catastale di un immobile meno del 15%. Almeno così era stato stabilito, penalizzando soprattutto gli impianti più grandi, diffusi grazie ai precedenti incentivi al fotovoltaico. In molti hanno scelto moduli da 4, 6, o 10 kW di potenza per un totale di circa 313 mila impianti con potenza compresa tra 3 a 20 kW. Ad essi è stata applicata una percentuale di ammortamento del 4 per cento.

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In linea di massima, gli impianti erano da considerare immobili se identificabili nella categoria catastale D1 (Opifici) o D10 (Fabbricati per funzioni produttive connesse ad attività agricole) cioè quando sono equiparabili a delle grandi centrali elettriche totalmente scollegate da un immobile o quando un impianto è installato su pareti o tetto di un immobile per il quale sussista l'obbligo di variazione catastale. Ai proprietari spetta dunque aggiornare la rendita catastale, subendo l'aumento dell'Irpef e dell'Imu.

Ma le proteste si sono levate numerose, anche grazie a un'interrogazione parlamentare rivolta a maggio 2014 ai Ministri dell'economia e delle finanze e dello Sviluppo economico che invitava le autorità ad “assumere iniziative, per quanto di competenza, affinché l'Agenzia delle entrate riveda la propria posizione, confermando la qualificazione degli impianti fotovoltaici come beni mobili, a garanzia degli investimenti effettuati dai contribuenti e più in generale, dello sviluppo di un settore strategico per la ripresa economica del Paese e per il raggiungimento degli obiettivi europei in materia di riduzione delle emissioni di anidride carbonica e di produzione di energia con le fonti rinnovabili”.

A luglio, poi, la Commissione Finanze della Camera che ha approvato una risoluzione che invitava ancora l'Agenzia delle entrate a rivedere la propria posizione su fotovoltaico e fisco, evitando di mettere sullo stesso piano gli impianti fotovoltaici, con potenza nominale superiore ai 3 kW con un valore superiore al 15 per cento della rendita catastale dell'immobile che alimentano, ad un vero e proprio ampliamento dell'immobile stesso.

DL COMPETITIVITA' - Saga che non si è ancora conclusa. Il 1° agosto, il Dl Competitività è stato approvato dalle Commissioni Ambiente e Attività Produttive della Camera, apportando un'ulteriore modifica in materia di trattamento fiscale degli impianti fotovoltaici. Secondo il nuovo decreto, la variazione della rendita catastale di un immobile che ospita impianti fotovoltaici è obbligatoria solo se la potenza dell'impianto è maggiore di 7 kW e il valore dell'impianto incrementa di oltre il 40 per cento la rendita catastale.

Modifica passata veloce come una meteora d'agosto e che già ieri è stata cestinata dalla Commissione Bilancio perché “suscettibile di determinare minori entrate fiscali non quantificate e prive di copertura”.

Una storia infinita?

Francesca Mancuso

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