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fotv_pannelliGli Stati Uniti accusano la Cina di vendere i pannelli solari cinesi a prezzi inferiori ai loro stessi costi di produzione e confermano i dazi.

Dopo le richieste avanzate dall’americana SolarWorld Industries America Inc. in merito a una serie di controversie commerciali per pratiche di dumping sul prezzo sul fotovoltaico, l’U.S. Commerce Department ha deliberato in favore delle imprese locali e ha stabilito tariffe molto più alte di quelle annunciate, che vanno dal 30% al 250% circa, come si legge in unanota ufficiale.

Il rincaro sarà del 31,14% per la Trina, del 31,22% per la Suntech, del 31,18% per tutte le altre aziende cinesi che hanno collaborato alle indagini preliminari dell’U.S. Commerce Department e di ben il 249,96% per le aziende che non hanno voluto collaborare. La dimensione delle tariffe è così grande rispetto a quanto previsto dai produttori che, secondo alcuni analisti, potrebbe spingerli a produrre altrove o a cercare mercati alternativi.

"La decisione degli Stati Uniti manca di equità e la Cina esprime il suo forte dispiacere -ha commentato il portavoce del ministero del commercio cinese, Shen Danyang, in un comunicato- con questo attrito commerciale volutamente provocatorio nel settore dell'energia pulita, gli Stati Uniti stanno inviando al mondo un segnale negativo sul protezionismo commerciale”.

Ma Pechino spiega anche che la mossa di Washington danneggerà sicuramente la cooperazione energetica sino-statunitense e ora il timore è che la Cina potrebbe colpire in un altro settore con la stessa sicurezza: "crediamo che queste misure danneggeranno gli Stati Uniti nella cooperazione Cina-USA del settore delle energie rinnovabili e pulite. Ci auguriamo che gli Stati Uniti possano risolvere adeguatamente le questioni pertinenti e adottare misure concrete per rispondere alle richieste della Cina”, ha dichiarato il portavoce del ministero degli esteri Hong Lei.

Questa sentenza è una giusta decisione -ha detto invece Steve Ostrenga, amministratore delegato dell’americana Helios, in uncomunicato della Coalition for american solar manufacturing- che sottolinea l'importanza della produzione nazionale per l'economia americana e che contribuirà a decidere se il Paese vuole essere parte attiva e concorrente mondiale per le tecnologie pulite o esternalizzare tramite la Cina. È inoltre di fondamentale importanza per migliaia di lavoratori statunitensi”.

Ora, dopo la decisione di giovedì, i funzionari del Commerce Departement continueranno le loro indagini, tra cui la conferma che le informazioni fornite dal governo cinese e dai suoi produttori siano state accurate. La decisioni finale è attesa alla fine di luglio, anche se potrebbe essere rinviata fino alla fine di settembre. Ma la strategia di Obama sembra chiara: protezionismo a tutti i costi. Nel frattempo, i produttori asiatici di moduli stanno invadendo anche il mercato italiano ed europeo con una produzione low cost favorita nell'export. Quale sarà la nostra strategia?

Roberta Ragni

GreenBiz.it

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