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Enel non rinuncerà al nucleare, anzi, dove possibile ci investirà ancora. Né ridurrà la quota del 70 per cento in Enel Green Power, perché non vuole dire addio alla ricchezza prodotta dalla partecipazione.

È quanto ha rivelato, in un'intervista all'inserto Affari & Finanza de la Repubblica, l'amministratore delegato di Enel, Fulvio Conti, ribadendo l'impegno a ridurre il debito finanziario netto della società dell'energia elettrica dai 42 miliardi di euro previsti per la fine di quest'anno a 37 miliardi di euro entro la fine del 2014.

Rispondendo a una domanda sul punto dolente del colosso energetico, ovvero l'indebitamento, che a fine dello scorso giugno era superiore a 44 miliardi di euro, il manager si dice tranquillo: "Non sono preoccupato per il debito in quanto abbiamo flussi di cassa sufficienti a servirlo. Tra l'altro il rapporto debito ebitda è costante da molti anni e inferiore a tre". Conti intende ridurlo e portarlo a 37 miliardi entro il 2014, uscendo dai mercati troppo piccoli, o da attività che non possono crescere, e senza uscire dal nucleare. Anzi, se ce ne sarà l'opportunità, Enel investirà fuori dall'Italia, dove la partita dell'atomo è ormai chiusa.

Ed Enel Green Power? "Siamo contenti di aver portato l'azienda sul mercato ma ancora di più di avere il 70 per cento che ci terremo stretti. È il settore del futuro e noi vogliamo esserci in forze e non intendiamo rinunciare ai ritorni che ci porta", continua l'A.D..

Ma sui sussidi alle rinnovabili non ha dubbi: "Italia, Spagna e Germania hanno spinto, giustamente, le energie rinnovabili, ma hanno offerto premi e incentivi assai generosi. Troppo. In Italia il costo è di 12 miliardi l'anno, in Germania di 20 e in Spagna di 9. Vediamo l'effetto: gli incentivi eccessivi hanno prodotto distorsioni e non ci hanno consentito di sviluppare una filiera produttiva nazionale, quei soldi sono andati ai produttori di pannelli cinesi e tedeschi e ai fondi internazionali che si sono comprati gli impianti. L'altra faccia della medaglia è che i cittadini italiani pagano e le imprese energetiche soffrono".

Sulla ripartizione degli incentivi nelle bollette, poi, aggiunge: "In Italia il costo è ripartito su tutti i consumatori. Al contrario, in Germania tale costo è sostenuto dalle famiglie e, in maniera decrescente con la dimensione, dall'industria. Quello che succede quindi è che le grandi imprese in Italia pagano l'elettricità più o meno quanto quelle tedesche, le famiglie sensibilmente meno e le piccole e medie imprese pagano decisamente di più, il che le danneggia in termini di competitività".

Roberta Ragni

GreenBiz.it

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