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gse pannello 450Il Gse conta ormai 1.300 dipendenti e il suo CdA è da rinnovare. Cosa ne sarà del Gestore dei Servizi Energetici?

Non è una domanda scontata, infatti è battaglia aperta tra ministero dell’Economia e ministero dello Sviluppo economico. E, soprattutto, bisogna chiedersi se sia giunta l’ora che le rinnovabili si sostengano da sé, senza bisogno di incentivi.

UN’AZIENDA CHIAVE – Apparentemente, il Gse potrebbe sembrare un’azienda non di prim’ordine, tra le pubbliche. Ma non è così. È vero che il Gse non è un produttore di energia, ma è dal Gse che l’energia passa.

O meglio, il Gse opera insieme alle sue controllate Acquirente Unico e Gme (Gestore del Mercato Elettrico) e ha un ruolo importantissimo visto che si è occupato dei meccanismi di concessione di incentivi alle rinnovabili – Conto Energia in primis – e si occupa di ritirare l’energia generata dagli impianti, certificandola come rinnovabile e rimettendola in rete. Inutile dire che tutto questo crea un giro d’affari notevole, oltre 30 mld di euro (secondo l’Espresso). Il Gse al quarto posto nella classifica dei gruppi italiani anche se di fatto gestisce qualcosa di alto valore che non produce direttamente.

IL RINNOVO DEL CDA – Così si discute ai piani alti del futuro del Gse in maniera molto concitata. Pare infatti che sia battaglia tra il ministero dell’Economia, azionista al 100%, e il ministero dello Sviluppo economico, che è il ministero competente. Tutto questo mentre resta da capire, appunto, se le rinnovabili vadano ancora sostenute con meccanismi incentivanti o se sia arrivato il momento di lasciarle al loro destino.

Non poteva mancare una serie di ipotesi sulle nuove poltrone. Oggi siede su quella più alta Nando Pasquali, presidente e ad. È lì dal 2006. In totale si parla di 1.300 dipendenti, di cui 550 solo al Gse. Tantissimi, a cui si aggiungono i consulenti esterni. Spunta un’ipotesi: il commissariamento, con un nome molto quotato, quello di Vinicio Vigilante.

LA SITUAZIONE BOLLETTE – Intanto, l’Autorità per l’energia elettrica il gas ha annunciato ribassi da aprile per le bollette elettriche. Per una famiglia tipo si tratta di un -1,1% e di un sostanzioso -4% nel caso della bolletta del gas. Ma forse non è il caso di gioire troppo.

Per il secondo trimestre 2015 il calo è determinato, da un lato, dal minor prezzo d’acquisto della materia prima nei mercati all’ingrosso (in parte bilanciata da provvedimenti sugli incentivi alle rinnovabili e sugli oneri per lo smaltimento degli impianti nucleari), dall’altro, per il gas, è legato alle previsioni di prezzi all’ingrosso in Italia e in Europa più bassi nella stagione calda.

Ma, se guardiamo al futuro, dobbiamo considerare fattori come l’obbligo di ritiro dei certificati verdi da parte del Gse, che dal 2012 sono stati progressivamente ridotti ma che ora si traducono in un costo totale di circa 1 mld, con un meccanismo che di fatto tende a scaricare il loro valore sulla bolletta degli italiani. Gli effetti - negativi - li vedremo dal 2016.

CONTATORE INCENTIVI - Il Gse ha aggiornato al 28 febbraio 2015 il Contatore del “costo indicativo cumulato annuo degli incentivi” riconosciuti agli impianti alimentati da fonti rinnovabili diversi da quelli fotovoltaici. Il costo indicativo annuo risulta pari a circa 5,721 miliardi di euro. Si tratta degli oneri relativi agli impianti incentivati con il provvedimento CIP 6 (quota rinnovabile), con i Certificati Verdi, con le Tariffe Onnicomprensive ai sensi del D.M. 18/12/2008, agli impianti incentivati mediante il Conto Energia per il Solare Termodinamico, agli impianti ammessi ai registri in posizione utile o vincitori delle procedure d'asta ai sensi del D.M. 6/7/2012 e agli impianti i cui Soggetti Responsabili hanno presentato richiesta di ammissione agli incentivi del D.M. 6/7/2012 a seguito dell'entrata in esercizio.

La fine degli incentivi si avvicina. Il mese scorso avevamo riportato una dichiarazione del viceministro dello Sviluppo economico Claudio De Vincenti, che prometteva una mossa del governo prima del raggiungimento della soglia dei 5,8 mld. Il tempo passa, il contatore avanza, ma nessuna novità in merito. Fatta eccezione per l'ultima dichiarazione del ministro dello Sviluppo economico Federica Guidi. Intervenendo ad un convegno del Nens, ha detto:

"Ci sarà a breve un decreto per una riforma degli incentivi" e dovrebbe contenere "criteri chiari sull'innovazione tecnologica con un'ottica industriale, incentivando le filiere produttive", prevedendo "incentivi commisurati al beneficio ambientale assegnati con procedure competitive".

Anna Tita Gallo

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