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thecostofinactionLe società di gestione dei capitali e la comunità intera dei grandi investitori si ritrovano a dover fronteggiare la prospettiva di perdite serie dovute alle conseguenze dei cambiamenti climatici. Alluvioni, siccità, eventi improvvisi possono danneggiare gli asset in maniera diretta oppure indiretta, facendo calare i ricavi. In un report recente, “The cost of inaction: Recognising the value at risk from climate change”, si affrontano proprio queste tematiche, in un arco di tempo fino al 2100.

Il report unisce dati e previsioni della Economist Intelligence Unit a modelli di investimento di Vivid Economics. Il valore del rischio calcolato, per gli asset gestiti da investitori, è notevole: perdite tra i 7 mila e i 13.88 mld di dollari Usa, a seconda di quanto aumenterebbe la temperatura globale, in questo caso considerando un aumento rispettivamente di 5 o 6 gradi centigradi.

L’impatto sugli asset è anche calcolabile in termini di minor crescita e di minor rendimento. Non solo. Se il danno diretto è più localizzato, quello indiretto invece andrebbe a colpire l’economia globale. La sfida diventerà sempre più quella di diversificare gli asset e di riconoscere quelli che maggiormente risentiranno della situazione, ma il problema è che in pochi stanno già iniziando a farlo, individuando i rischi e provando a mitigarli.

Brian Gardner, che ha curato il rapporto, spiega: "Oggi gli investitori hanno a che fare con scelte complicate. Di sicuro toccheranno con mano l’indebolimento delle loro partecipazioni nelle società del comparto delle fossili, oppure affronteranno perdite sostanziali determinate alla poca mitigazione del rischio legato ai cambiamenti climatici. Delineare un cammino che si allontani da queste 2 opzioni dovrebbe essere una motivazione forte per chi investe nel lungo periodo per poter spostare quegli investimenti verso un futuro che sia low-carbon ma porti al profitto”.

E se l’aumento di temperatura si fermasse ai 2 gradi centigradi? Anche in questo caso le perdite sarebbero un cruccio da dover fronteggiare: 4,2 mld di dollari, che per il comparto pubblico sarebbero invece 13,9. Questa cifra già alta potrebbe addirittura arrivare a punte di 43 mila mld considerando le ipotesi peggiori.

Anna Tita Gallo

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