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Greenway stufe Cucina 0Portare energia pulita nei Paesi in via di sviluppo non è solo un mezzo per migliorare la qualità della vita, rendere possibile la crescita economica e diffondere benessere nelle aree più disagiate del Pianeta, ma è anche uno strumento per incentivare l'emancipazione sociale delle donne, rendendole più consapevoli e indipendenti. Come dimostrano i casi di Greenway Grameen e Sakhi Unique Rural Enterprise (SURE), due imprese indiane interamente femminili, finaliste dell'edizione 2014 dell'Ashden Clean Energy for Women and Girls Award e dell'International Ashden Awards.

Secondo le stime delle Nazioni Unite, oltre un miliardo di persone non ha ancora accesso all'energia ed è costretta ad utilizzare mezzi di fortuna o strumenti nocivi (come la legna o le lampade a kerosene) per cuocere i cibi e illuminare le abitazioni. La mancanza di elettricità determina una condizione di disagio che si ripercuote, inevitabilmente, su tenore di vita, salute, educazione e attività economiche.

A fare le spese di questa situazione sono soprattutto le donne. La popolazione femminile è più svantaggiata perché tradizionalmente deputata alla cura della casa e all'approvvigionamento di materiali combustibili: mansioni che la portano sia a dover percorrere chilometri e chilometri ogni settimana per poter procacciare legna o kerosene, esponendola non solo alla fatica ma anche al rischio di aggressioni, sia – una volta al sicuro all'interno delle pareti domestiche - a respirare con maggiore frequenza degli altri membri del nucleo familiare i fumi tossici derivati dalla combustione. Non a caso, nelle aree del mondo che mancano di accesso all'energia, l'inquinamento dell'aria di casa è, per le donne, il secondo motivo di morte (il primo è il parto).

Assorbite come sono da tali occupazioni e del tutto isolate dal mondo, le donne dei Paesi in via di sviluppo non hanno la possibilità di ricevere alcuna forma di educazione, non possono svolgere un lavoro e avere una propria fonte di reddito e sono del tutto ignare dell'esistenza di modelli di vita differenti dal proprio.

Portare l'energia alle donne dei Paesi in via di sviluppo è pertanto potenzialmente rivoluzionario: lo hanno compreso anche ONU e Banca Mondiale, che hanno annunciato che nella decade 2014-2024 l'iniziativa Sustainable Energy for All (SE4All) si concentrerà soprattutto sull'emancipazione sociale di donne e ragazze, e lo ha compreso l'organizzazione britannica Ashden Awards, attiva nella promozione delle imprese attive nel campo energetico e improntate alla sostenibilità, che ha lanciato la campagna Volts4Women.

Soprattutto, lo hanno compreso altre donne, che nel loro piccolo stanno cercando di inserirsi in un mondo, quello dell'energia e della gestione delle fonti energetiche, che da sempre è guidato da uomini. E lo stanno facendo con successo, come dimostrano i casi di due imprese indiane femminili impegnate nel settore delle rinnovabili, Greenway Gramen e Sakhi Unique Rural Enterprise, che hanno l'obiettivo di migliorare la vita delle donne attraverso la diffusione di articoli sostenibili.

La Greenway Gramen è stata co-fondata nel 2010 da Neha Juneja e Ankit Matthur e commercializza stufe e fornelli da cucina progettati per produrre meno fumo, essere più funzionali alle esigenze delle donne e cuocere i cibi più rapidamente. Dalla fondazione ad oggi, l'azienda ha venduto ben 120.000 stufe, segno del successo che il progetto sta riscontrando.

La Sakhi Unique Rural Enterprise (SURE) nasce invece nel 2009 come progetto no-profit promosso da una rete di donne imprenditrici che hanno deciso di diffondere nelle aree rurali dell'india dei prodotti come lampade solari e stufe da cucina, che possano apportare miglioramenti tangibili alla quotidianità della popolazione femminile, promuovendone l'emancipazione.

Piccole ma brillanti esperienze di imprenditoria femminile, utili a far crescere le economie locali, a promuovere la sostenibilità e, soprattutto, a rendere le donne più consapevoli delle proprie potenzialità.

Lisa Vagnozzi

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