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telelavoroViene definito “lavoro agile” o “smart working”, ma in sostanza è semplicemente il “telelavoro”, vale a dire la possibilità per il lavoratore di compiere il proprio dovere da casa. Nei fatti è già realtà per molte aziende, ora sarà anche legge. Un disegno di legge collegato al ddl Stabilità ora prevede 9 articoli per regolare quella che sta diventando una consuetudine.

A beneficiare dello smart working sono soprattutto fasce di lavoratori dipendenti come quella delle donne, che per eventi quali la gravidanza si sono spesso trovate costrette in passato a rinunciare del tutto ad un’occupazione, non potendo spostarsi fino al luogo di lavoro. Questa scelta obbligata tra vita familiare e vita lavorativa, grazie al telelavoro viene eliminata. È possibile lavorare da casa.

Ma dimentichiamoci il telelavoro così come era pensato anni fa, una sorta di anticamera del licenziamento, un ripiego quasi, oppure un modo per arrotondare con attività che si potevano svolgere da casa. Oggi lo smart working è una forma di lavoro gratificante, flessibile, che mira ad aumentare la produttività. Finora però mancava una legge che regolasse davvero gli aspetti fondamentali, anche se poi la contrattazione avverrà tra le mura aziendali.

Incrementare la produttività e la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro” sono le finalità espresse dalla stessa normativa, messa a punto da Maurizio del Conte, incaricato dal governo. Ma la proposta di legge è di gennaio 2014.

Uno dei requisiti sostanziali è la volontarietà e la possibilità di utilizzo di dispositivi tecnologici. Il datore di lavoro è responsabile della fornitura e della manutenzione degli strumenti informatici o telematici eventualmente utilizzati dal lavoratore, a meno che non si pattuisca la messa a disposizione di strumenti informativi e tecnologici di proprietà di quest’ultimo.

Lo smart working può essere a tempo determinato o indeterminato ma si può recedere solo per giusta causa o con un preavviso di almeno 30 giorni. Il lavoratore che svolge le sue mansioni al di fuori dell’azienda ha diritto a un trattamento economico e normativo

complessivamente non inferiore a quello applicato nei confronti degli altri lavoratori subordinati che svolgono la prestazione lavorativa esclusivamente all’interno dei locali aziendali, a parità di mansioni svolte”.

Un accordo con l’Inail, infine, permette la copertura di infortuni sia fuori azienda sia nel percorso per e dal luogo di coworking ad esempio, o dove la prestazione viene svolta.

Anna Tita Gallo

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