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donnelavoroUna storia che arriva direttamente dagli Usa può farci riflettere sul ruolo delle donne nel mondo del lavoro, mentre leggiamo con amarezza alcuni dati Istat sul numero di donne che rinuncia al lavoro per impegni familiari. La storia è quella di Sri Ambati. Poco dopo aver fondato la sua H20 nel 2012, si rende conto, entrando negli uffici della sua azienda, che dei 6 ingegneri che stavano lavorando nemmeno uno era una donna. Era ora di cambiare.

Per Ambati, uscire dall'ordinario significava non solo aspettare che una donna si candidasse per una posizione aperta, ma cercarla. Nel mondo dell'hi-tech capita spesso di incontrare molti più uomini che donne al lavoro, è un problema culturale innanzitutto. In altre parole, ci sono lavori tipicamente maschili, ma non è detto che le donne sarebbero meno capaci di svolgerli. Ecco perché si tratta di innescare un cambiamento radicale.

Abbiamo tanti esempi positivi in questo senso. Ricordate l'azienda di traslochi composta da sole donne? O la birra svedese la cui azienda è tutta al femminile? Ci sono esempi simili anche in Italia, basti pensare al microbirrificio toscano Birroir.

La H2O ha ora 7 donne nel suo team di analisti dati, ma in totale in azienda il 43% del personale è rappresentato da donne. Altri numeri lasciano però con l'amaro in bocca: negli Usa, là dove si tende a pensare che le donne siano le più emancipate, tra i cosiddetti “STEM jobs” (Science, Technology, Engineering, Mathematics) solo il 27% va ad una donna e quando si parla di ingegneristica soltanto il 13% dei ruoli è ricoperto da una donna (dati National Girls Collaborative Project).

Secondo Ambati, il problema è di gender. Oltre una certa soglia, accade che prevalga la diversità e le donne restino in secondo piano. È come se questa divisione si autogenerasse.

Ambati ha "corteggiato" una delle donne che oggi lavorano alla H2O per 2 anni. Erin LeDell lavorava in un'azienda dove si sentiva cucito addosso il ruolo di donna, prima che di professionista. Oggi è una software developer alla H2O e dice che il cambiamento in positivo è stato tangibile ed è proprio di tipo culturale. L'azienda le ha dato stimoli e sfide, ma anche la possibilità di essere un talento prima che una donna. Alla H2O l'ambiente è sicuramente plasmato per eliminare le differenze di genere, o per renderle meno influenti che altrove.

Il recruitment non tiene conto del genere ma delle capacità delle persone, così come dovrebbe essere ovunque, e la cultura aziendale comprende anche feste a cui partecipano tutti i familiari dei dipendenti, per far sì che sotto quel brand tutti si sentano parte di una seconda famiglia. Naturalmente, in molte aziende le donne si sentono discriminate quando si parla di figli.

Alla H2O il messaggio è chiaro e non è affatto sottinteso: dedicarsi anima e corpo alla carriera non significa dover rinunciare ad essere mamme. Ambati, durante uno dei colloqui con LeDell le disse: Abbiamo molti dipendenti con bambini e molti di questi ci corrono intorno”.

Un altro problema evidente, anche per Ambati, è stato ai vertici. È lì, in cima alla piramide aziendale, che spesso non si vedono donne. Ma alcuni dati iniziano ad essere rassicuranti: secondo Equilar, negli ultimi 5 anni le donne nei posti di potere sono aumentate, ma soltanto il 18% dei membri del Cda delle 500 aziende del comparto tecnologia di S&P sono donne.

E in Italia? Purtroppo, 10 mln di donne rinunciano al lavoro o a far carriera per gli impegni familiari. Secondo dati Istat 2011, gravidanze, o scelte imposte, hanno portato troppe donne a lasciare il lavoro o a rinunciare ad incarichi importanti, oppure ad una carriera che sognavano. È il 44,1% della popolazione femminile tra 18 e 74 anni. Anche gli uomini spesso hanno rinunciato, è vero, ma sono poco più di 4 milioni, il 19,9% della popolazione maschile della stessa fascia d'età.

Anna Tita Gallo

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