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Dopo le polemiche scaturite dal comunicato della Oerlikon Graziano, diretto ai lavoratori di Bari, in cui si imponevano pause collettive – sostanzialmente la possibilità di andare in bagno soltanto tutti nello stesso momento – l’azienda fa un passo indietro.

Aveva fatto il giro del Web il comunicato aziendale che imponeva pause collettive dal prossimo 14 novembre. Nessuna pausa extra, in pratica, 9 minuti per ciascun break, durante il quale quindi i lavoratori avrebbero dovuto concentrare i propri bisogni fisiologici.

Per molti la protesta contro questo comunicato è diventata un simbolo di una lotta più ampia, quella contro la chiusura di uno stabilimento in cui lavorano oggi in 420, ma con 57 lavoratori in mobilità fino a fine anno. L’azienda spiegava la mossa come tutela della “sicurezza nelle regole di fruizione e di salute dei lavoratori" e anche legata al fatto che i lavoratori sempre presenti al proprio posto rischiavano meno di distrarsi.

Alla fine però a Bari non cambierà nulla, i lavoratori potranno decidere in maniera autonoma quando concedersi una pausa per i bisogni fisiologici. La polemica però è montata ed è diventata simbolo di restrizioni eccessive imposte ai lavoratori, forse amplificata a dismisura dal Web. La verità è che a Bari quelle 57 persone in mobilità stanno cercando da mesi garanzie e si teme che questi messaggi siano soltanto provocazioni.

Vengono in mente anche alcune punizioni o obblighi assurdi imposti nei luoghi di lavoro, brutte pagine provenienti spesso dalla Cina o da altri Paesi orientali. Tutta un’altra storia, che per fortuna non ci tocca.

Anna Tita Gallo

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