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lavoroBuone notizie per il mondo dell’occupazione, soprattutto quella che si tinge di verde. Secondo una ricerca messa a punto dall’Ires Cgil e dalla Filctem Cgil nel 2020 in Italia ci saranno 60.500 occupati in più rispetto a oggi nel settore delle energie rinnovabili. Dagli attuali 100mila “green workers” tra dieci anni si passerà dunque ad ampliare notevolmente la fetta del mercato del lavoro occupata da chi “lavora nel verde”. L’indagine, che analizza la possibile stima di crescita di posti di lavoro nei settori nei settori dell’eolico, del fotovoltaico e delle biomasse, è stata presentata il 23 marzo scorso nella sede del Cnel a Roma.

L’incremento occupazionale, si legge nella ricerca curata da Serena Rugiero, coordinatrice dell'osservatorio Energia Ires-Cgil, e da Giuseppe Travaglini, docente di Economia politica all'università di Urbino, sarà di 9mila unità solo nel Sud del Paese, per arrivare a 12mila unità nette permanenti a livello nazionale. Dati che, sommati all'occupazione indiretta e quella temporanea, danno la cifra di 60.500 nuovi occupati nell'economia verde. Ma non è tutto. Secondo il rapporto le prospettive di crescita sono ancora maggiori: mettendo insieme diverse indagini sull'andamento dei “green jobs” nel Paese e a livello mondiale, i ricercatori arrivano a individuare un tetto di 250mila nuove unità lavorative nelle rinnovabili, in particolare nelle biomasse, nel fotovoltaico e nell'eolico.

"Quello che è emerso dalla nostra ricerca - ha spiegato Travaglini - è che l'impatto del 'Pacchetto Clima Energia 20-20-20' sulla crescita dell'occupazione nelle rinnovabili è positivo. In Italia, infatti, si stima un incremento al 2020 in una proporzione tra il 100% e il 250%. Naturalmente, questo tasso di incremento fa riferimento, e può essere raggiunto, considerando un investimento medio annuo di 14-17 miliardi di euro".

Ma il rapporto non si ferma qui. In termini di valore aggiunto l’indagine stima che l'industria italiana del settore possa realizzare un fatturato medio annuo compreso tra i 2,5 e i 5,5 miliardi di euro l'anno per i prossimi dieci anni. Tuttavia, per valori inferiori a 3,5/4 miliardi di euro l'anno, secondo l'indagine, la dinamica della produttività non appare sufficiente a garantire l'autonomo e duraturo sviluppo del settore. Resta, quindi, centrale il ruolo che giocano gli incentivi, a partire da quelli riguardanti il fotovoltaico. "Saranno fondamentali - ha continuato Travaglini - non solo nei prossimi anni, ma fino al 2020, per garantire il continuo sviluppo".

Secondo l’Ires Cgil il forte sviluppo delle energie rinnovabili comporterà una grande trasformazione delle reti elettriche di trasporto e distribuzione che dovranno offrire parametri di sicurezza, affidabilità e ottimizzazione del servizio più elevati rispetto al passato. La realizzazione di reti intelligenti, le cosiddette “smart-grid”, comporterà in Italia investimenti stimati attorno a 1,5 miliardi di euro. E anche in questo caso le ricadute occupazionali attese potrebbero risultare molto consistenti.

Non mancano, però, le criticità da affrontare: "Abbiamo individuato - ha sottolineato Travaglini - delle criticità nella crescita produttiva, che necessitano di un 'governo' dello sviluppo".

Rosamaria Freda

 

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