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siccita 450 È stato il maggio più caldo di sempre, secondo dati del National Oceanic and Atmospheric Administration.

La temperatura media della superficie mondiale è stata di 0.74 gradi centigradi sopra la media del ventesimo secolo. In Alaska era quasi di 2 gradi sopra il livello medio registrato tra il 1971 e il 2000. Ma quanto costa l'innalzamento globale delle temperatura?

DANNI ECONOMICI - 2 settimane dopo che Obama ha proposto nuove regole perché le centrali elettriche tagliassero le emissioni nocive, i capi di varie grandi aziende (come Coca-Cola e la General Mills) hanno chiesto che altri governi si allineassero e trattassero sui gas serra. Ora Michael Bloomberg, ex sindaco di New York, e altri big dell’impero del gas, continuano a ribadire, forti di previsioni poco incoraggianti, quali siano i danni che i cambiamenti climatici possono fare. Danni ambientali? No, parlano di danni economici. Ma le loro analisi e quelle su cui basano le proprie preoccupazioni sono interessanti.

L’OCEANO AVANZA - Sembra che siano 3 i casi in cui il clima fa la differenza più che altrove: sulla costa, al lavoro e in agricoltura. Questo significa che, se gli oceani si alzano alla velocità attuale, il livello del mare a New York salirà di 27-49 cm al 2050 e di 64-128 cm al 2100.

A Norfolk, in Virginia, dove si trova peraltro la più grande base navale americana, l’innalzamento potrebbe essere di 134 cm. Dal punto di vista strettamente economico, le proprietà che oggi valgono 66-106 mld di dollari finirebbero sotto il livello del mare. Certo, potrebbero essere protette fisicamente, ma per questo serve denaro e le proprietà sarebbero molto più vulnerabili delle altre. E al 2100, nelle zone costiere, i danni causati da maltempo ed eventi atmosferici occasionali arriverebbero a costare 238-507 mld di dollari.

L’AGRICOLTURA SOFFRE – All’interno il problema maggiore invece è l’effetto del calore in agricoltura. Ad esempio, i forti venti nel Nord Dakota nel 2006 hanno portato via il 10% valore della raccolta del grano. Seguendo i trend attuali, al 2050 le regioni che producono più cereali, nel Midwest, dovrebbero fronteggiare 9-28 giorni all’anno in cui le temperature raggiungerebbero i 35 gradi o più. Non si potrebbero adeguare le colture? Sì, ma al momento nuove varianti non consentirebbero il mantenimento degli stessi profitti.

L’ESSERE UMANO NE RISENTE – L’ambiente ma anche gli essere umani hanno difficoltà ad adattarsi al caldo. Quando si arriva a temperature di 37 gradi o superiori la produttività cala, in particolare nel caso di chi lavora all’aperto. Ma anche i lavoratori delle grandi industrie, al chiuso, patiscono: uno studio ha mostrato che quando fuori la temperatura supera i 32 gradi, nelle fabbriche di auto la produzione cala dell’8%.

Anna Tita Gallo

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