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giuggioli valentino 000Può la sostenibilità essere glamour? Alta moda è da sempre sinonimo di lusso, prestigio sociale, consumismo ed esclusività: nulla a che vedere con il concetto di sostenibilità, che comprende non solo il rispetto dell'ambiente e la lotta agli sprechi, ma anche temi di natura squisitamente etica, quali il fair trade e la tutela dei diritti dei lavoratori.

Eppure qualcosa sta cambiando: a poco a poco, grazie all'impegno di un numero sempre più numeroso di creativi e al sostegno di volti noti del mondo del cinema e dello spettacolo, il prefisso "eco" ha cominciato ad affermarsi anche in passerella, superando la diffidenza inziale di parte degli addetti ai lavori. Vediamo come.

Con un mercato mondiale del valore di 1,7 trilioni di dollari, nel quale si stima che siano impiegati circa 75 milioni di persone, l'industria della moda rappresenta una fetta significativa dell'economia globale ed esercita una notevole influenza sullo stile di vita, sulle scelte di acquisto e sulle aspirazioni di molti.

Non è un caso, quindi, che negli ultimi anni i marchi dell'abbigliamento siano stati oggetto di numerose campagne di pressione da parte di associazioni ambientaliste – tra le più note ed efficaci c'è, ad esempio, Detox di Greenpeace – che chiedono a gran voce più impegno in favore dell'ambiente e della salute dei consumatori.

E se in passato alta moda e sostenibilità formavano una sorta di ossimoro e sembrava viaggiassero su binari paralleli, da qualche tempo la voglia di "eco" si è fatta strada anche sulle passerelle più importanti. Basti pensare all'impegno assunto da diversi brand (tra cui Valentino) per eliminare sostanze nocive dal proprio ciclo di produzione o ad iniziative originali quali la Green Carpet Challenge, lanciata nel 2009 da Livia Giuggioli, moglie italiana dell'attore inglese Colin Firth.

Il progetto ha l'obiettivo di unire alta moda e sostenibilità, facendo sfilare abiti disegnati da grandi firme e realizzati in materiali rigorosamente sostenibili sui red carpet di tutto il mondo.

È la stessa signora Firth a dare il buon esempio, coinvolgendo via via altri volti noti del mondo dello spettacolo: nel 2011, per accompagnare il marito alla Notte degli Oscar, ha indossato una creazione romantica e dal sapore vintage firmata da Gary Harvey, realizzata riciclando parti di 11 abiti usati risalenti agli anni Venti-Trenta del Novecento.

Una scelta che ha portato fortuna, dato che Colin Firth ha poi vinto l'Oscar come Migliore Attore Protagonista per la sua performance ne Il discorso del re....

oscar green livia firth 0

Per i red carpet dell'anno successivo, invece, Giuggioli ha puntato sulla fibra tessile Newlife, un prodotto tutto italiano, realizzato in Piemonte e nato dal riciclo delle bottiglie di plastica: ai Golden Globes ha indossato un incantevole abito nero/avorio disegnato da Giorgio Armani, mentre per gli Oscar ha scelto una creazione rosso acceso di Valentino.

Lo stesso anno, Armani ha realizzato anche i due smoking in Newlife e lana sostenibile indossati da Colin Firth e Michael Fassbender in occasione dei BAFTA, gli Oscar del cinema inglese.

newlife giuggioli

La Green Carpet Challenge ha coinvolto brand di grido quali Stella McCartney e Gucci e marchi del lusso come Damiani e Chopard, che hanno creato delle collezioni realizzate con oro, pietre e altre materie prime rigorosamente certificati.

Tra i progetti che mirano a conciliare alta moda e sostenibilità c'è anche Esthetica: qualche settimana fa, per la quindicesima stagione consecutiva, l'iniziativa – ideata e voluta dal British Fashion Council - è stata ospite della London Fashion Week, presentando le collezioni glamour e, nello stesso tempo, rispettose dell'ambiente di dodici stilisti, di cui quattro emergenti.

Accanto a progetti e iniziative collettive (troppo lungo stare ricordarle tutte...), c'è poi l'opera individuale di creativi più o meno famosi e di piccole e grandi aziende del settore che hanno raccolto la sfida della sostenibilità e che puntano, con impegno ed inventiva, a dimostrare che alta moda e rispetto dell'ambiente sono perfettamente conciliabili e che un abito ecologico non ha nulla da invidiare ad un abito realizzato con metodi "tradizionali" e molto meno ecofriendly. Al contrario, ha qualcosa in più, perché il suo valore va ben oltre lo stile e la firma.

Oltre alla buona volontà di un numero crescente di addetti ai lavori, infine, gioca un ruolo importante, anzi, decisivo, l'acquirente finale: un aumento della domanda di capi di abbigliamento e accessori sostenibili non potrà che generare un aumento nella stessa offerta, moltiplicando idee e iniziative.

Il futuro della moda sostenibile, quindi, è sempre più nelle mani del consumatore, che può decretarne il successo, orientando sempre più il mercato verso soluzioni etiche e a basso impatto ambientale.

Lisa Vagnozzi

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