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climaonu2015I cambiamenti climatici hanno un costo, non è una novità, ma l'impatto che l'aumento globale delle temperature ha sull'economia dei paesi è sempre più pesante. Secondo le Nazioni Unite, le perdite economiche dovute ai disastri stanno raggiungendo una media tra 250 e 300 miliardi di dollari annui.

A rivelarlo è stato il GAR15, il 2015 Global Assessment Report on Disaster Risk Reduction, il rapporto biennale dell'Ufficio delle Nazioni Unite per la riduzione del rischio di catastrofi (UNISDR), lanciato dal segretario generale Ban Ki-moon.

Quest'ultimo ha avvertito che “la crescente disuguaglianza globale, l'aumento dell'esposizione ai rischi naturali, la rapida urbanizzazione e il consumo eccessivo di energia e di risorse naturali minacciano di far lievitare il rischio a livelli pericolosi e imprevedibili con impatti globali”.

Secondo i risultati del GAR, occorre un investimento di 6 miliardi di dollari all'anno nella gestione del rischio di catastrofi per evitare perdite pari a 360 miliardi di dollari nel corso dei prossimi 15 anni. Cifre da capogiro, che non sono che la punta dell'iceberg. Per l'Onu infatti i 6 miliardi di dollari sono solo lo 0,1% delle previsioni di spesa totale destinate poi alle nuove infrastrutture.

TuttaviA, "per molti paesi, un piccolo investimento aggiuntivo potrebbe fare una differenza cruciale per il raggiungimento degli obiettivi nazionali e internazionali e porre fine alla povertà, migliorare la salute e l'istruzione e garantire una crescita sostenibile ed equa”, spiega il dossier GAR15.

Un altro dato fondamentale è che i governi sono troppo concentrati a gestire i disastri piuttosto che ad affrontare le cause della rischio di catastrofi, come la povertà, il cambiamento climatico, il declino degli ecosistemi di protezione, la scarsa pianificazione urbana e del territorio.

Il rapporto Onu ha calcolato che ogni anno si perdono 42 milioni di anni di vita a causa dei disastri segnalati tra il 1980 e il 2012, una battuta d'arresto per lo sviluppo superato solo dalle vittime della tubercolosi.

Margareta Wahlström, responsabile UNISDR, ha aggiunto: “Il rapporto di valutazione globale 2015 dimostra chiaramente che molti paesi devono affrontare sfide significative a causa della loro incapacità di gestire il carico fiscale creato da eventi disastrosi su larga scala.

In realtà, 25 anni dopo che gli Stati membri dell'ONU hanno adottato il Decade for Natural Disaster Reduction e dieci anni dopo l'adozione dell'Hyogo Framework for Action (il primo accordo globale che ha esaminato il modo in cui tagliare le perdite), il rischio non è stato ridotto in modo significativo, anche se ci sono stati notevoli riduzioni della mortalità legata alle catastrofi in particolare in paesi come Bangladesh, Cuba, India e Mozambico. Ma non è un miglioramento equamente distribuito visto che, ad esempio, i Caraibi stanno assistendo a un aumento delle perdite annuali a causa dei cicloni tropicali, che dovrebbe aumentare di ben 1,4 miliardi di dollari entro il 2050.

Stiamo giocando con il fuoco. C'è una possibilità molto reale che il rischio di catastrofi, alimentato dai cambiamenti climatici, raggiungerà un punto di non ritorno oltre il quale gli sforzi e le risorse necessarie per ridurlo supereranno la capacità delle generazioni future” ha denunciato Ban Ki-moon.

E la geoingegneria di certo non è la soluzione.

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Francesca Mancuso

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