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symbola_green_italy È stato presentato a Milano il Rapporto GreenItaly 2011 di Symbola e Unioncamere, che dipinge un’Italia decisamente verde e parla di una vera “rivoluzione” che interessa il 23,9% delle imprese, una percentuale che si traduce in investimenti, tecnologie avanzate e nuovi posti di lavoro. Ecco tutti i dettagli del rapporto.

È pari al 23,9% la fetta di imprese italiane che tra il 2008 e il 2011 ha investito o investiranno in tecnologie e prodotti green. Non solo. Questo meccanismo genera occupazione: il 38% delle assunzioni programmate per l’anno in corso è infatti per figure professionali legate allalità e vale da Nord a Sud.

Un cuore verde, dinamico e vigoroso, pulsa nell’economia italiana”, si legge sulla nota che annuncia i risultati del Rapporto GreenItaly 2011, presentato a Milano da Symbola e Unioncamere e basato su un settore che non è “legato esclusivamente ai comparti tradizionalmente ambientali – come per esempio il risparmio energetico, le fonti rinnovabili o il riciclo dei rifiuti – ma un vero e proprio “filo verde”, che attraversa e innova anche i settori più maturi della nostra economia”. La green economy italiana, infatti, si basa totalmente sulla riconversione in chiave ecosostenibile dei comparti tradizionali dell’industria. Ecco svelato perché si parla di “rivoluzione verde”.

Sotto le ceneri depositate della crisi arde la brace della green economy – ha spiegato il parlamentare e ambientalista Ermete Realacci, intervenuto alla presentazione - È una sfida che l’Italia può vincere se saprà cogliere nelle caratteristiche del suo sistema produttivo le radici di una scommessa sul futuro. Quello che emerge nella ricerca che oggi presentiamo, ci dice che la green economy, a maggior ragione nel grave periodo che stiamo vivendo, è una delle strade principali per rilanciare, su basi nuo­ve e più solide, l’economia italiana. Una prospettiva che nel nostro Paese si incrocia con la qualità, la coesione sociale, il talento, l’innovazione, la ricerca, fattori fondamentali per rendere competitivi i territori e le nostre imprese. Quanto emerge oggi è un’indicazione importante anche per il futuro governo”.

Resta il fatto che il rapporto evidenzi come la crisi abbia imposto di ripensare i modelli di sviluppo e questo ha spinto quel 23,9% di imprese – vale a dire circa 370mila imprese, 150mila industriali e quasi 220mila dei servizi – ad investire negli ultimi tre anni in prodotti e tecnologie che assicurano un maggior risparmio energetico o un minor impatto ambientale. E si parla di imprese con meno di 20 dipendenti, che possono permettersi investimenti di portata minora, come di imprese molto grandi e del settore dei servizi privati, “costituto da diverse attività che, per chiare ragioni di natura strutturale o legate al basso impatto ambientale, possono non essere particolarmente inclini alla realizzazione di investimenti green”.

Secondo i dati contenuti nel rapporto, un terzo delle imprese che investono in tecnologie green sono presenti sui mercati esteri (34,8%) e questa quota si rivela quasi doppia rispetto a delle imprese che non investono sulla sostenibilità ambientale (18,6%). Il green quindi fa bene anche alla competitività.

Ma quali settori sono i più virtuosi? La rivoluzione è visibile soprattutto nel comparto manifatturiero, dove la quota di imprese che realizzano investimenti green arriva al 28%, mentre si tocca quota 22% nel terziario. Tra le attività manifatturiere, oltre alla chimica e alle attività connesse sostanzialmente all’energia (prodotti petroliferi e public utilities), risulta particolarmente virtuosa la filiera della meccanica, mezzi di trasporto, elettronica e strumentazione di precisione, e quella della lavorazione dei minerali non metalliferi, dove un’impresa su tre investe per ridurre il proprio impatto ambientale.

La rivoluzione green, per giunta, ha coinvolto tutto il Paese. In testa spicca il Trentino-Alto Adige con il 29,5% di imprese che investono in green, seguito dalla Valle d’Aosta (27,3%), e cinque regioni del Sud con percentuali che vanno dal 27,2% del Molise al 25% dell’Abruzzo, passando per la Basilicata, la Puglia e la Campania. Considerando i valori assoluti è la Lombardia in vetta alla classifica, con 69.330 imprese ad aver investito nel green.

Infine, il fronte occupazione. Anche qui la green economy regala soddisfazioni: nel 2011 il 38% delle assunzioni programmate dalle imprese è riconducibile alla sostenibilità ambientale. Stiamo parlando di oltre 220.000 assunzioni su un totale di quasi 600.000 previste dalle imprese nell’arco dell’anno. 97.600 sono peraltro assunzioni riconducibili a professioni green in senso stretto (energie rinnovabili, gestione delle acque e rifiuti, tutela dell’ambiente, green mobilities, green building ed efficienza energetica).

Anna Tita Gallo

 

GreenBiz.it

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