Menu

aereo 00È giusto che una persona impegnata nella protezione dell'ambiente giri il mondo in lungo e in largo in aereo per partecipare a conferenze e parlare di sostenibilità, contribuendo, in questo modo, ad emettere C02 nell'atmosfera? La domanda e il tema su cui riflettere e interrogarsi vengono dalle pagine del Guardian e dalla penna del giornalista ed esperto di tematiche ambientali Jo Confino.

Sappiamo che non è possibile annullare del tutto l'impatto che ciascuno di noi ha sull'ambiente: la maggior parte dei piccoli gesti che compiamo quotidianamente – dal caffè che ci prepariamo al mattino, per darci la giusta carica per affrontare la giornata, fino alla doccia o al bagno caldo che ci concediamo alla sera, per rilassarci e predisporci al sonno - ha una ripercussione sul mondo che ci circonda. Quello che possiamo fare, però, è adoperarci per ridurre al minimo possibile il nostro impatto, imparando a scegliere in modo più attento e consapevole e a "dosare" meglio i nostri comportamenti.

Allo stesso modo, i professionisti che si occupano di sostenibilità sanno perfettamente che le proprie attività non possono non avere un impatto ambientale, per quanto minimo: il fatto di stampare libri e opuscoli informativi o di rilasciare interviste o di girare uno spot pubblicitario provoca inevitabilmente un consumo materie prime ed emissioni di CO2. Tuttavia, si tratta di attività utili, che vengono "compensate" dal risultato, e cioè la diffusione di informazioni e la sensibilizzazione di una cerchia più ampia di persone.

Cosa dire dello spostarsi frequentemente in aereo per partecipare di persona a meeting, conferenze e incontri internazionali? È davvero così necessario? Dato il notevole costo ambientale di uno spostamento aereo, non sarebbe meglio utilizzare - tutte le volte in cui ciò è possibile - gli strumenti che il progresso tecnologico mette a disposizione, intervenendo magari in videoconferenza?

Jo Confino ha chiesto il parere di due ambientalisti, Doug Tompkins, ex uomo d'affari e creatore della Foundation for Deep Ecology, e Solitaire Townsend, cofondatrice dell'agenzia di comunicazione sostenibile Futerra.

Sia Topkins che Townsend hanno sostenuto la necessità di intraprendere dei viaggi in aereo, per incontrare persone di altri luoghi del mondo, scambiare idee ed esperienze, incrementare le proprie conoscenze e alimentare il dibattito internazionale. Anche perché, affermano entrambi, nessun metodo di confronto e di scambio è più efficace del contatto umano e dell'incontro faccia a faccia.

"Lo facciamo perché pensiamo che sia necessario emettere un po' di CO2 per evitare che ne venga emessa molta di più. Questa è l'idea di fondo." - sostiene in proposito Tompkins – "È la strategia corretta? Non posso dire che sia corretta, ma al momento è la migliore di cui disponiamo, almeno fino a quando a qualcuno non verrà un'idea più valida".

"La verità è che i nostri problemi sono globali, mentre gli esseri umani sono individuali." - gli fa eco Townsend - "È questa la difficoltà, l'enigma. Viaggiare per lavoro non è eccitante, è una rottura, ma l'incontro tra esseri umani in carne ed ossa è l'unica strategia che conosco per far cambiare le cose. È viscerale e indefinibile, ma la mia abilità nell'ispirare, persuadere, affascinare, prendere in giro funziona solo nello spazio reale, non in quello virtuale. Così vivo la situazione con ironia, e faccio in modo che ogni mio spostamento in aereo valga il più possibile."

Insomma, spostarsi in aereo con moderazione, tenendo ben presente quali sono le ragioni che spingono a farlo. Siete d'accordo?

Lisa Vagnozzi

È etico per un paladino della sostenibilità viaggiare in aereo?

GreenBiz.it

Network