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Un boss della camorra che parla dell’importanza di scegliere sacchetti di plastica “legali” fa un certo effetto. È la strategia di Legambiente, che per sensibilizzare ancora una volta sul tema realizza uno spot con uno dei volti oggi più noti delle serie tv, Fortunato Cerlino, il boss Pietro Savastano di Gomorra, protagonista della campagna #unsaccogiusto.

La criminalità organizzata in Italia controlla gran parte del mercato dei sacchetti di plastica bio, non soltanto al Sud, e impone ai commercianti l’acquisto e la distribuzione di prodotti illegali non compostabili. Una realtà che in molti semplicemente non conoscono. Eppure è così.

Nello spot questo problema è sintetizzato da una regia particolare, che sdoppia il filmato in due parti: nella prima tutto si concentra su Cerlino/Savastano e sulle sue parole, nella seconda si cambia prospettiva e si allarga l’inquadratura a ciò che avviene attorno a lui, per ricordare che occorre guardare oltre un semplice sacchetto di plastica.

“Se non l’hai visto come fai a cambiare le cose?”, dice l’attore. E per cambiare le cose basterebbe stare attenti, informarsi, scegliere prodotti virtuosi, denunciare l’illegalità, fare la propria parte.

sacchetto legale

sacchetto illegale

Se troppi commercianti sono ancora costretti ad acquistare sacchetti illegali, ci sono anche voci fuori dal coro, come i due ragazzi che hanno fondato Cooperativa Ventuno e producono buste certificate, sfidando il racket per onorare la memoria dei loro padri uccisi dalla malavita. È una storia che inizia il 18 febbraio 2002, a Casal di Principe, quando Federico Del Prete, sindacalista degli ambulanti, viene ucciso dalla camorra per aver denunciato il racket delle buste di plastica del mercato di Mondragone. Tra le vittime di quegli anni, c’è anche Domenico Noviello, ucciso per aver fatto condannare alcuni emissari del clan dei casalesi, responsabili di quella morte. I loro figli, Gennaro e Massimiliano sono i fondatori di Cooperativa Ventuno.

Alle spalle di questo spot i dati parlano chiaro: il valore perso dalla filiera legale è di circa 160 milioni di euro, a cui si devono aggiungere 30 milioni di euro di evasione fiscale e 50 milioni di euro per lo smaltimento delle buste fuori legge.

È emblematica la scelta di un personaggio così popolare quanto discusso, soprattutto in questi giorni in cui Gomorra viene additata come serie di cattivo esempio per le nuove generazioni, con messaggi e personaggi che tendono a farsi apprezzare più che odiare. La strategia di Legambiente sfrutta invece questa popolarità per portare sotto la luce dei riflettori un problema che non potremmo conoscere e che resterebbe noto solo per i commercianti presi di mira dalla malavita e dai boss a cui Cerlino anche in questo spot presta il volto.

Siamo convinti che su YouTube le visualizzazioni aumenteranno. Sarà così anche per le segnalazioni? Esiste infatti un mezzo per far sapere di essersi imbattuti in una busta di plastica non conforme: l’indirizzo di posta elettronica .

“Hai visto ora? È facile non vedere, stiamoci attenti”. E se lo dice Pietro Savastano è il caso di aprire gli occhi.