Menu

web ciecoNotizie, pubblicità, stereotipi, falsi miti, bufale: in Rete tutto viaggia, ma troppe persone non distinguono più tra reale e costruito, tra verità e menzogna. Riprendiamo un’interessante riflessione di Annamaria Testa, creativa, pubblicitaria ed esperta di comunicazione, che parte dai risultati di alcune ricerche.

L’università di Stanford ha coinvolto 7.804 studenti di dodici stati in alcune prove e ha scoperto “una sconcertante incapacità di ragionare sull’informazione veicolata in rete”. E’ questa la definizione riportata da Testa, che ben descrive la situazione.

Gli studenti della scuola secondaria a stento distinguono in un sito Web la pubblicità dai contenuti veri e propri e lo fanno solo se notano elementi come un logo o un prezzo. Altro risultato “sconcertante”, il fatto che si fidino del primo risultato che compare tra i risultati di Google e non si curino di scoprire se quello sia realmente il più affidabile o utile.

Non va meglio con gli studenti universitari, che non verificano le fonti né sanno distinguere tra articoli di lobby e articoli di giornalisti.

Il vero problema è che se una notizia “è su Internet” allora viene considerata vera proprio perché diffusa su questo canale, là dove è più complicato identificare la responsabilità di notizie non vere (dei social network, quindi dell’intermediario, o di chi l’ha prodotta, spesso senza indicare un nome?).

E, tra le conseguenze citate da Annamaria Testa, una è palese: quando è difficile separare vero e falso ci si costruisce un guscio rassicurante senza contraddizioni in cui si tende a cercare conferme al proprio pensiero e ad evitare ciò che stride.

Anna Tita Gallo

 

LEGGI anche:

Bufale online: Google e Facebook contro le notizie false

Cambiamenti climatici: la piattaforma degli scienziati che smentisce le bufale dei giornalisti

La non bufala dell’app Coop sulle origini dei prodotti alimentari (VIDEO)

GreenBiz.it

Network