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PG rifiutiLa Procter&Gamble (P&G), multinazionale di prodotti di largo consumo con sedi sparse in tutto il mondo, sembra aver puntato al green, ottenendo il riciclo di tutti i suoi scarti di produzione per almeno un terzo dei suoi impianti di produzione. Zero rifiuti in discarica per 45 siti, dunque, dopo il primo successo in questo senso ottenuto nel 2007 in un centro di Budapest.

La società, che gestisce 136 impianti di produzione in più di 40 paesi, sembra essere intenzionata a rendere i rifiuti una fonte di reddito: nel corso degli ultimi cinque anni, infatti, P&G avrebbe ricavato più di 1 miliardo di dollari dai suoi rifiuti.

"Ci siamo concentrati sulla ricerca di soluzioni per i nostri flussi di rifiuti più difficili provenienti dai nostri siti più grandiha dichiarato Forbes McDougall, che guida il programma dei rifiuti di produzione P&G Global Zero - e mentre notavamo che la nostra società progrediva nel riciclaggio, verificavamo che l'aumento dei rifiuti in discarica rallentava”.

Secondo il dirigente, ormai quasi ogni mese la società riesce a deviare gli scarti in programmi di riciclo e di riutilizzo, evitando il loro ingresso in discarica. Il Ceo dell’azienda Bob McDonald, inoltre, ha aggiunto che il 99 per cento di tutti i materiali che entrano negli impianti P&G o viene rilasciato come prodotto finito o viene riciclato, riutilizzato o convertito in energia.

"Abbiamo un progetto per il futuro, in cui gli impianti sono alimentati da energia rinnovabile, i prodotti sono realizzati con materiali riciclati e rinnovabili e vengono risparmiate risorse", ha precisato.

La visione ambientale dell’azienda, annunciata nel 2010, è spiegata anche sul , dove la dirigenza sostiene di utilizzare l’analisi di ciclo vita per i prodotti, per capire dove abbia luogo il maggiore impatto in modo da concentrare lì gli sforzi. Non è tuttavia ancora disponibile il report di sostenibilità del 2012, nel quale ci aspettiamo di trovare questi ultimi dati.

Quello del 2011 riporta comunque numeri incoraggianti, che comprendono anche riduzioni di consumo di energia, di acqua e di emissioni di anidride carbonica. Nella speranza che non sia solo greenwashing.

Roberta De Carolis

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