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sharingeco 450x300Le persone non soltanto ormai hanno più strumenti tecnologici per condividere storie, pensieri ed emozioni: la tendenza del momento è la condivisione, ma anche di beni e servizi. La sfida per le aziende è quella di restare al passo con i clienti, ma come? Innanzitutto, è meglio prima conoscerla, questa “sharing economy”.

LO STUDIO – Per capire a fondo questa tendenza e il modo in cui negli Usa, nel Regno Unito e in Canada le persone la seguono, è stato portato avanti uno studio su 90 mila intervistati. Il primo passo è stato quello di dare una vera definizione di quella che viene anche chiamata “collaborative economy”. In linea di massima, viene indicata come tutto ciò che vede le persone trarre benefici dalla condivisione: questo significa rivolgersi meno alle aziende e, al contrario, entrare in contatto con altre persone/clienti.

CHI CONDIVIDE? – Lo studio divide il campione tra: non-sharers, re-sharers e neo-sharers. I primi sono coloro che non sono saliti sul treno della new economy, ma lo faranno nei prossimi anni. È il 60% delle persone intervistate negli Usa e in Canada, il 48% di quelli intervistati nel Regno Unito. I re-sharers invece sono le persone che usano servizi come e-Bay per acquistare e vendere. I neo-sharer sono quelli più all’avanguardia, ma sono nel complesso una percentuale notevole, circa il 25% nelle 3 aree considerate.

TRATTI COMUNI – Le persone che seguono la tendenza alla condivisione hanno solitamente tra i 18 e i 34 anni, usano molto i social network e i siti Web che permettono gli scambi di beni e servizi, ma in realtà non possono essere inquadrate nello stereotipo più comune: vegani, salutisti, che si spostano utilizzando bike o car sharing e così via. Lo studio rivela, tra l’altro, che non esiste la condivisione soltanto nelle grandi città – come appunto nel caso del trasporto – ma, anzi, chi abita in aree rurali è molto aggiornato e usa tantissimo eBay e simili. D’altra parte, si possono usare da qualsiasi posto del mondo, a patto di avere un computer e un accesso a Internet.

PERCH È SI CONDIVIDE? – Naturalmente, spesso il motivo è il risparmio, più che la fissazione per la sostenibilità. Ma chi condivide è convinto di aver adottato una pratica sostenibile, migliore rispetto al recarsi semplicemente in un negozio. Soprattutto, oltre il 90% dei cosiddetti “sharers” dichiara che consiglierebbe ad altri i servizi appena provati.

IL BOOM – Il boom della “collaborative economy” è legato anche all’ascesa delle app e dei dispositivi mobile. Basti pensare a servizi come Airbnb, che hanno trovato linfa vitale proprio grazie al fatto che le persone si spostano di più, vogliono risparmiare e cercano ciò di cui hanno bisogno online.

E LE AZIENDE?I consumatori che condividono sono più difficili da intercettare, visto che ricorrono ad una sorta di fai-da-te basato sull’interazione. Qualche azienda è riuscita ad evolversi per seguire questa tendenza, ad esempio alcuni produttori di abbigliamento sfruttano eBay per incoraggiare all’acquisto di abiti usati. Ma il vero trucco è passare ad un modo diverso di fruizione: l’on demand. Chiudiamo con un altro esempio: Bmw ha lanciato il suo DriveNow, un programma di car sharing elettrico. Per chi poi proprio non riesce a tenersi al passo c’è un’altra soluzione, forse un po’ più scontata: le partnership.

Anna Tita Gallo

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