Menu

patto clima usa brasile

Brasile e Stati Uniti si impegnano a ricavare un quinto della loro energia da fonti rinnovabili. Hanno finalmente presentato i propri piani d'azione sul clima come del resto hanno già fatto Cina, Islanda, Corea del Sud e Serbia.

La speranza che al vertice di Parigi COP21 del prossimo dicembre si possa raggiungere un ambizioso accordo sul clima ha ricevuto un impulso notevole dato che Usa e Brasile, due superpotenze economiche, hanno appena firmato un ampio patto sul clima.

L'accordo ha rappresentato il fulcro della visita di Stato di Dilma Rousseff a Washington e impegna i due Paesi a lavorare insieme per ricavare il 20% della loro energia da fonti rinnovabili entro il 2030.

Inoltre, il Brasile è impegnato a ripristinare fino a 12 milioni di ettari di foresta pluviale come parte del proprio impegno nazionale per ridurre le emissioni di gas serra. Proprio nelle ultime settimane anche l'Unione Europea e la Cina hanno concordato un patto simile e la Cina ha presentato alle Nazioni Unite un piano per il clima in cui si impegna a tagliare le emissioni fino al 65% rispetto ai livelli del 2005 entro il 2030.

Il presidente degli Stati Uniti ha dichiarato che l'ultimo accordo con il Brasile ampia il piano per il clima in vista del vertice di Parigi e fornisce ulteriori prove che le economie emergenti e quelle già industrializzate potrebbero lavorare insieme per ridurre le emissioni di carbonio.

Le principali economie del mondo, secondo Barack Obama, possono cominciare a superare alcune delle vecchie divisioni e a lavorare insieme per affrontare la sfida comune del clima. I nuovi obiettivi per le rinnovabili vedono il Brasile impegnato nel raddoppiare la produzione di energia pulita nei prossimi 15 anni.

L'impegno di Usa e Brasile dovrebbe entrare a fare parte di un piano globale per la riduzione delle emissioni e per affrontare il cambiamento climatico come una delle sfide centrali del 21esimo secolo.

Nel mix energetico dei due grandi Paesi le rinnovabili dovranno giocare un ruolo importante. L'accordo Brasile-Usa è stato accolto con favore da imprese green e Ong. Queste azioni dovrebbero aiutare entrambi i Paesi ad espandere le loro economie verso l'energia pulita e sostenibile.

Altri annunci sul tema arrivano dalla Corea del Sud che di recente ha reso noto il proprio impegno per tagliare le emissioni del 37% entro il 2030. In Islanda l'impegno parla di una riduzione delle emissioni del 40% rispetto ai livelli del 1990 entro il 2030.

Dalle Nazioni Unite è già giunto un richiamo alle nazioni più ricche del Pianeta per contribuire al Green Fund che dovrebbe aiutare i Paesi più poveri ad affrontare il cambiamento climatico e a decarbonizzare le loro economie entro il 2020. Da questo punto di vista i livelli di finanziamento sono ancora bassi.

La speranza è che le promesse di impegno per il clima e le rinnovabili possano concretizzarsi proprio a partire dalla COP21 e non rimangano dunque soltanto una serie di parole e percentuali sulla carta.

Marta Albè

Fonte foto: voanews.com

LEGGI anche:

Verso #Parigi2015: 5 passi per mobilitarsi subito contro i cambiamenti climatici (#unnuovoclima)

GreenBiz.it

Network