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Giornata decisiva per il TTIP e per il futuro del trattato commerciale transatlantico tra Europa e Stati Uniti. Nel pomeriggio di oggi, mercoledì 8 luglio, il Parlamento Europeo si è riunito a Strasburgo per il voto al TTIP.

Il TTIP è stato accolto oggi dalla maggioranza dei parlamentari europei, con riferimento alla Relazione Lange, che ha ottenuto 436 voti a favore, 241 contrari e 32 astenuti. Gli oppositori al TTIP, che oggi hanno manifestato il proprio dissenso a Strasburgo, sperano che proprio sulla base dei voti contrari si possa portare avanti una battaglia per fermare il trattato transatlantico.

La maggioranza ha dunque votato a favore delle negoziazioni per il TTIP, ma esiste una minoranza ancora battagliera, rappresentata ad esempio dal gruppo GUE/MGL che ha espresso voti contrari. La minoranza resta comunque significativa e nel condurre una lotta contro il TTIP potrebbe ostacolare le speranze delle multinazionali e degli investitori che vorrebbero che il trattato transatlantico andasse in porto a proprio favore.

Il voto sul TTIP previsto per lo scorso giugno era stato rimandato di un mese fino a giungere alla giornata di oggi. L'opinione pubblica e il dibattito sul TTIP hanno portato a modificare il testo delle risoluzioni sul trattato transatlantico, ma la votazione di oggi ha comunque lasciato molto scontento.

Si parla infatti di procedure forzate che non hanno permesso di votare gli emendamenti ISDS. Stop TTIP Italia incolpa socialdemocratici e popolari per aver sacrificato ai tatticismi la tutela dei cittadini europei.

In particolare, con una forzatura procedurale il presidente Shulz ha dichiarato decaduto l'emendamento 40, l'unico che avrebbe permesso di far esprimere l'aula sull'arbitrato internazionale, su cui il gruppo socialdemocratico si era spaccato, come sottolinea Stop TTIP Italia.

Si è creato un compromesso tra popolari e socialdemocratici che ha portato a sacrificare tutti gli emendamenti della società civile. Le dinamiche di mercato non dovranno più necessariamente tenere conto dei diritti umani, dato che è saltato l'emendamento sulla Human Rights Clause.

Lo sviluppo sostenibile rimane solo sullo sfondo con un capitolo consultivo, senza nessuno strumento impositivo. Rispetto alla votazione di oggi si parla di un vero e proprio compromesso al ribasso:

"Una brutta pagina per le nostre istituzioni europee" – ha sottolineato Elena Mazzoni, coordinatrice della Campagna Stop TTIP Italia, - "la forzatura compiuta dal Presidente Schulz e avallata da socialdemocratici e popolari impedisce di trovare alternative a un compromesso al ribasso, insostenibile e assolutamente inaccettabile".

L'Investor State Dispute Settlement o ISDS resta ancora una tematica aperta che non riguarda soltanto il TTIP tra Europa e Stati Uniti ma anche le questioni degli scambi commerciali con il Canada (CETA) e Singapore.

Greenpeace sottolinea però che le modifiche apportate al meccanismo conosciuto come ISDS mancano di dettaglio e che dunque è improbabile ottengano il sostegno degli Stati Uniti. In ogni caso, il meccanismo approvato dal Parlamento europeo potrebbe lasciare alle aziende la possibilità di ricorrere contro tutele ambientali, sanitarie e sociali davanti a giudici privati.

Le riforme proposte dal Parlamento permetterebbero alle aziende di citare in giudizio i governi, se ritengono che le norme ambientali, sanitarie o sociali siano di ostacolo ai propri investimenti. La raccomandazione del Parlamento Europeo non specifica quali giudici dovrebbero pronunciarsi su questi reclami, né come verrebbe garantita la trasparenza e il rispetto del principio del conflitto di interessi.

"Il Parlamento ha intorbidito la sua posizione sull'ISDS e sta armeggiando con un sistema che mette gli interessi delle multinazionali davanti a quelli dei cittadini e dell'ambiente", ha affermato Jürgen Knirsch di Greenpeace.

"Il risultato è la creazione di un spauracchio che mina la democrazia, ma che non fermerà le proteste contro il TTIP. Niente può giustificare la creazione di un sistema legale privilegiato e distinto, utile solo a difendere interessi commerciali di privati. Gli investitori stranieri dovrebbero godere dello stesso trattamento di qualsiasi persona o società che cerca di tutelare i propri diritti e interessi dinanzi ad un giudice nazionale o comunitario".

Ora non resta che attendere quali saranno le sorti del TTIP, dato che fino a poche settimane fa la Germania s prefissava di portare a termine gli accordi entro la fine del 2015.

Marta Albè

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