Menu

olio palma 000L'olio di palma è presente in un numero crescente di prodotti per l'alimentazione e per la cura della persona ma, troppo spesso, la sua coltivazione comporta danni ingenti all'ambiente e alle popolazioni.

Un report appena pubblicato dall'organizzazione americana Union of Concerned Scientists (UCS) rivela quali sono i brand che si sono rivelati più sensibili al problema.

L'85% della fornitura globale di olio di palma proviene da Indonesia e Malesia, dove ettari ed ettari di foresta pluviale sono stati progressivamente convertiti a piantagioni monocoltura, con un impatto devastante sull'ambiente e sulle comunità locali.

L'Union of Concerned Scientists è una delle organizzazioni che si batte per l'impiego responsabile dell'olio di palma all'interno della catena di approvvigionamento delle aziende, contrastando sia le violazioni dei diritti umani che lo sfruttamento miope e indiscriminato delle risorse ambientali e promuovendo l'utilizzo di olio di palma sostenibile, prodotto nel rispetto della natura e delle persone.

Nell'ambito di questo impegno, UCS ha appena pubblicato la seconda edizione del rapporto annuale sull'utilizzo dell'olio di palma, la Palm Oil Scorecard. Nel documento sono analizzate le performance di 40 grandi brand, nella cui supply chain vengono impiegate notevoli quantità di olio di palma. Di questi, 30 erano menzionati anche nell'edizione 2014 del report: UCS ha potuto così valutare i progressi da loro compiuti nel corso dell'ultimo anno nel reperire ed utilizzare olio di palma "deforestation-free", prodotto senza distruggere le foreste.

Nel condurre le proprie analisi e stabilire il punteggio finale di ciascun marchio, UCS ha esaminato diversi fattori, tra cui la tracciabilità e la trasparenza della catena di approvvigionamento. E i risultati presentano luci ed ombre: ad aziende che hanno scelto, più o meno faticosamente, la strada dell'impegno e della trasparenza, sforzandosi di utilizzare solo olio di palma prodotto in modo legale e sostenibile, fanno da controcanto dei brand che non hanno adottato alcuna misura per migliorare il proprio impatto ambientale.

Tra i fast food, ad esempio, solo il Gruppo Dunkin' (con i marchi Baskin Robbins e Dunkin' Donuts) ha mostrato un impegno reale, totalizzando 70 punti su 100 e compiendo un enorme balzo in avanti rispetto allo 0 ottenuto nel 2014. I passi avanti di McDonald's e Burger King, rispettivamente con 24,4 punti (erano 21 nel 2014) e 10 punti (0 nel 2014), sono stati invece minimi, mentre quelli del Gruppo Yum (che controlla KFC, Pizza Hut e Taco Bell) si sono rivelati addirittura nulli, anche se, proprio a seguito della pubblicazione del report, l'azienda ha fatto sapere che, d'ora in avanti, sarà più sensibile al tema.

olio palma scorecard 2

Per quanto riguarda invece gli alimenti confezionati, sono molto buone le performance di marchi quali Nestlè (90,5 punti, erano 85,5 nel 2014), Danone (89,2 rispetto ai 51,5 dell'anno scorso), Kelloggs (88,5 punti contro i 52,8 del 2014) e Unilever (88,5 contro 83,5).

olio palma scorecard

Per quanto riguarda, infine, i prodotti per la cura della persona, migliorano notevolmente Colgate-Palmolive (88 punti totalizzati, contro i 35 del 2014), Henkel (86,3 contro i 40 dell'anno scorso) e Procter&Gamble (84,2 contro i 16,2, dello scorso anno), mentre L'Oréal viene promossa con lo stesso punteggio conseguito nel 2014: 80 punti.

Molto ancora può e deve essere fatto, avverte l'UCS, ma la presa di coscienza da parte di diverse aziende può essere considerata un buon inizio.

Lisa Vagnozzi

LEGGI anche

Olio di palma, allarme invasione: dai biscotti al latte per neonati

Olio di palma nelle uova di Pasqua: la certificazione basta?

Olio di palma: l'Indonesia tassa l'export per finanziare i biocarburanti

Deforestazione illegale: un quarto dei prodotti È destinato al mercato UE

GreenBiz.it

Network