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wall streetWall Street deve fare i conti con un trend che potrebbe diventare fastidioso: gli studenti delle business school che si definiscono “highly ethical”, vale a dire molto attenti alle questioni etiche, non sono interessati alla carriera a Wall Street perché pensano che le banche non abbiano atteggiamenti abbastanza morali per i loro standard.

A dirlo è William Dudley, presidente della New York Federal Reserve, che di banche ne sa parecchio: ha lavorato per la Goldman Sachs e ora dirige di fatto uno dei “watchdog” delle attività di Wall Street.

È stata una conversazione con alcuni studenti ad averlo stupito. Gli hanno detto, appunto, che non sceglierebbero di lavorare per realtà che operano nel sistema finanziario perché quel mondo non è abbastanza etico. Dudley non ha menzionato le scuole da cui emergono queste considerazioni, ma sembra che nelle business school questa tendenza sia piuttosto marcata.

È un problema perché significa che soggetti molto attenti alle questioni etiche si autoescludono non volendo far parte di quel sistema che invece, a quanto pare, andrebbe cambiato.

Tra i laureati del 2007 alla Columbia Business School, la metà è entrata in qeusto mondo, ma soltanto il 35% dei laureati nel 2014. Lo dicono statistiche ufficiali relative al settore bancario. Risultati simili valgono per la University of Pennsylvania's Wharton School e per la Wharton MBA.

Ma dove vanno allora questi laureati? A quanto pare, finiscono spesso nella Silicon Valley, là dove hanno sede le aziende più innovative del mondo, come Google, Apple e Facebook. I laureati di Wharton si sono riversati là nel 14% dei casi quest’anno. 5 anni fa ci finiva il 6%. E anche il numero dei laureati che da Harvard hanno scelto di lavorare nel settore della tecnologia è radoppiato nel giro di 5 anni.

Naturalmente, questi laureati tendono ugualmente ad iniziare la loro carriera dal comparto finanziario, molto più rispetto a quelli che scelgono invece quello tecnologico, ma il gap si sta assottigliando. Secondo alcuni analisti, la spiegazione risiede nella contrapposizione tra vecchio e nuovo mondo, con il settore della tecnologia che si popola di startup, cresce in fretta, paga stipendi alti e ha meno regolamentazione rispetto al settore finanziario. I laureati sarebbero alla ricerca di maggiore flessibilità insomma.

In questo senso il problema non è quindi soltanto legato ai valori etici dell’azienda in cui si vuole lavorare, è piuttosto legato all’immagine e alla “freschezza” del settore di riferimento. Le aziende della Silicon Valley, in questo, battono sicuramente tutti. È lì che il mondo intero pensa che si possa avere una carriera di successo, si possa guadagnare bene e ci si possa sentire davvero parte del futuro.

Anna Tita Gallo

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