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foxconnArrivano i primi risultati dell’indagine della Fair Labor Association (FLA) condotta in 3 impianti del fornitore della Apple Technology Group Foxconn sulla base delle interviste a 35.000 lavoratori.

Sono almeno 50 le violazioni ad oggi documentate, che vanno dal settore della salute e sicurezza, alla rappresentanza sindacale dei lavoratori, passando per il numero medio di ore lavorate settimanalmente.

Dopo la morte di 17 lavoratori che si sono uccisi per le pesanti condizioni di lavoro, la Apple ha iniziato a rilasciare una relazione annuale di sostenibilità e nel 2011 ha cominciato a interessarsi delle condizioni di lavoro nelle sue catene di fornitura, fino ad unirsi, nel mese di gennaio, alla FLA.

Si tratta di una rete di collaborazione tra multi-stakeholder che effettua controlli sui fornitori per assicurarsi che i termini del proprio Codice di Condotta vengano raggiunti. Ma una gestione efficace della supply chain può essere particolarmente difficile per le aziende del settore dell'elettronica, perché il numero di fornitori disponibili è limitato: basti considerare che la Foxconn da sola impiega circa 800.000 lavoratori e, oltre a Apple, ha come partner Microsoft, HP e anche Sony.

Per ora la Foxconn, in merito alle violazioni, ha manifestato la propria volontà a migliorare le condizioni dei lavoratori: "il fornitore ha accettato di raggiungere la piena conformità alla legge in materia di orari di lavoro dal 1 ° luglio 2013, mentre proteggerà il pagamento dei lavoratori. L'impegno richiederà la riduzione delle ore di straordinario al mese da 80 a 36”, spiega van Heerden Ceo della Fla. "Questo è un grande impegno –prosegue van Heerden- se Apple e Foxconn lo raggiungerà, creeranno un fondamentale precedente nel settore dell'elettronica".

In un comunicato, Apple ha espresso apprezzamento per “il lavoro che la FLA ha fatto per valutare le condizioni della Foxconn e sosteniamo pienamente le loro raccomandazioni. Condividiamo l'obiettivo del FLA di migliorare la vita dei lavoratori nelle aziende manifatturiere in tutto il mondo”. Ma ora l'attenzione va puntata anche sugli altri compratori e gli altri marchi, spiega van Heerden.

Ma per Geoffrey Crothall, sindacalista di Hong Kong e portavoce del China Labour Bulletin, quella della Foxconn, “non è una riforma, ma una manovra per gettare fumo negli occhi. Tutte le promesse che sono state fatte dai dirigenti al numero 1 della Apple sono per il momento frasi vuote: bisogna controllare, giorno per giorno, che vengano messe in pratica”. Secondo il sindacalista, “qualche miglioramento nel mondo del lavoro in Cina esiste, ma nasce dal pragmatismo degli affaristi. Di certo non dal loro buon cuore”. Insomma, la Foxconn ha accettato di compiere dei cambiamenti, ma questo in Cina non vuol dire che tali cambiamenti avverranno.

Roberta Ragni

 

GreenBiz.it

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