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RagRageIl crollo del Rana Plaza Building, alla periferia di Dacca, in Bangladesh, che lo scorso 24 Aprile ha provocato la morte di oltre 900 persone, potrebbe essere un punto di svolta etico per il settore della moda.

Quella che attualmente risulta essere la più mortale catastrofe nella storia del settore abbigliamento, con le sue immagini raccapriccianti e i racconti angoscianti dei soccorritori, lascia sicuramente una macchia indelebile sui marchi coinvolti, tra cui Benetton, che nessuna nuova collezione, testimonial o iniziativa potrà mai lavare via.

Quei corpi estratti privi id vita dalle macerie, di lavoratori e lavoratrici tessili che producevano abiti per rivenditori ben noti in tutto il mondo, cercando di portare a termine ordini quasi impossibili, hanno prepotentemente portato alla luce del sole tutte le problematiche che caratterizzano un settore che oggi non è nemmeno in grado di risalire la sua filiera e non sa dove sta producendo. E i segreti della moda sono stati scoperti da quelle stesse macerie che hanno, invece, seppelito, chi la produce.

rana plaza

Eppure, dei segnali positivi sembrano esserci, come dimostra la campagna lanciata questa settimana da People Tree, marchio inglese di moda etica ed eco-sostenibile molto attivo in campo umanitario: si chiama Rag Rage e nasce con l'obiettivo di esigere che i rivenditori sottoscrivano un piano di tre punti, tra cui un accordo in materia di sicurezza.

"People Tree è profondamente rattristata e indignata per il crollo della fabbrica di Dacca, che ha ucciso centinaia e ferito più di un migliaio di lavoratori tessili in Bangladesh. Crediamo che sia tempo sia per il settore della moda che per i consumatori di assumersi le proprie responsabilità. Abbiamo tutti un ruolo da svolgere nel garantire che lo sfruttamento e le condizioni di lavoro pericolose sopportate dai lavoratori tessili si fermino", scrive l'azienda, che nella sua petizione chiede di garantire la sicurezza per i lavoratori e risarcire le vittime del crollo dell'edificio.

Per leggere la petizione clicca qui

Roberta Ragni

GreenBiz.it

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