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Addio pluriball. La “plastica che scoppia” andrà in pensione. O meglio, la Sealed Air, per questioni di costi non più sostenibili, ha deciso di cambiare forma alla sua plastica protettiva, con il risultato che non si presenterà più come “millebolle” e, quindi, non scoppierà.

La notizia arriva dal Wall Street Journal, che annuncia questa rivoluzione nel packaging dovuta non a questioni di estetica o design, ma a pure questioni economiche.

La Sealed Air aveva brevettato la sua Bubble Wrap nel lontano 1957, creando – probabilmente a sua insaputa – non soltanto un prodotto utilissimo per le spedizioni, che consente di proteggere la merce dagli urti durante il trasporto, ma anche un oggetto cult, un gioco per i bambini di tutto il mondo e un antistress per i grandi.

Ora però, sebbene non si siano affacciati veri competitor sul mercato, i costi sono diventati insostenibili, in quello che è comunque un mercato da 20 miliardi di dollari. Il problema è che arrotolando tutta quella plastica i costi di spedizione aumentano, così l’azienda ha creato iBubble Wrap, un’evoluzione del prodotto precedente.

L’idea è la stessa, ma il foglio di plastica si presenta piatto, poi le bolle si gonfiano con una pompa al momento dell’utilizzo. Questa pompa costa attorno ai 5.500 dollari, una cifra non proprio economica, ma si spera possa calare nel giro di qualche anno.

In sostanza, i nuovi rotoli si presentano con un aspetto più compatto e si possono spedire con costi minori. La loro conformazione però cambia, ecco perché presto non sarà più possibile trovare in circolazione il vecchio e caro pluriball.

NON SOLO PLASTICA - Resta il fatto che il pluriball potrebbe essere sostituito da forme di imballaggio più evolute e meno inquinanti. Se è vero infatti che si può riciclare nella plastica, è anche vero che nel frattempo sono state studiate altre soluzioni più sostenibili. Una su tutte, i packaging alternativi alla plastica tradizionale già utilizzati da aziende come Dell e Puma, che al termine del loro ciclo di vita possono essere compostati. Sono creati dalla startup Mushroom Materials e, come dice il nome dell’azienda stesso, realizzati partendo dal micelio, la struttura vegetativa dei funghi.

Anna Tita Gallo

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