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thebodyshopThe Body Shop ha deciso di eliminare la plastica da alcune delle confezioni dei suoi prodotti. Entro il 2020 il nuovo packaging dovrebbe quindi contribuire a far ridurre l’utilizzo di plastica derivata da petrolio del 70%.

Ma al posto della plastica tradizionale come verranno realizzati i nuovi contenitori? Ci penserà la Newlight Technologies, che ha messo a punto una plastica derivata dal metano generato da fattorie e raffinerie di gas naturale.

In un particolare reattore alcuni enzimi assorbono carbonio e ossigeno e danno vita a particelle, quella che è stata definita “AirCarbon”. La sostanza può essere poi modellabile e quindi può diventare un contenitore adatto alle creme per il corpo dell’azienda.

“Il packaging protegge i nostri prodotti, ma se potesse proteggere anche l’ambiente?”, chiede provocatoriamente il Ceo di Newlight Mark Herrema.

E la domanda dovremmo porcela tutti, visto che la plastica è una calamità per l’intero pianeta. Basti pensare che al 2050 si prevede che gli oceani ne conterranno di più rispetto ai pesci (sono i dati di uno studio del World Economic Forum e della Ellen MacArthur Foundation).

E poi sappiamo bene quali rischi comporta per la fauna, con uccelli e pesci che ingeriscono quantità apparentemente minime di plastica e muoiono soffocati o a causa di malattie all’apparato digerente.

Il vantaggio per l’ambiente dell’utilizzo del metano non è soltanto legato alla sostituzione del petrolio. Il metano è 21 volte più dannoso in atmosfera dell’anidride carbonica, quindi assorbendolo e riutilizzandolo si lotta contro i cambiamenti climatici e si abbattono le emissioni.

Non è certo un’idea della Newlight, ma l’azienda dichiara di aver trovato la maniera più economica di applicarla. Ora The Body Shop sta testando il materiale per avere la garanzia che non si deteriori una volta riposto per lungo tempo sugli scaffali della grande distribuzione. Il prossimo passo è quello di pianificare una strategia che consenta anche al cliente di riportare negli store il packaging una volta che il prodotto è stato terminato, in modo che le confezioni ecologiche non vengano poi semplicemente buttate via.

Anna Tita Gallo

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