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PETSan Pellegrino, il più grande gruppo di beverage italiano, sta investendo da tempo sulla . Proprio per raccontare le politiche di packaging e metterne in rilievo le ripercussioni positive sul “sistema Italia”, la scorsa settimana il gruppo ha organizzato un convegno sul tema, al quale erano presenti il presidente e amministratore delegato di San Pellegrino Italia e numerosi esperti e studiosi. Scopo dell’incontro, coordinato da Alessandro Cecchi Paone, proprio quello di raccontare le evoluzioni delle politiche di riciclo del PET in Italia, con particolare riferimento naturalmente all’operato dell’azienda italiana, a sua volta facente parte di Nestlé.

San Pellegrino - secondo le parole del presidente Agostini - ha deciso di puntare sulla qualità ma anche sulla sostenibilità ambientale e sulla responsabilità sociale di impresa. E, in questo ambito, si è concentrata in particolare sull’imballo, nella sua duplice valenza. Infatti il PET è non solo il materiale più idoneo a mantenere le qualità del prodotto ma può anche essere visto come un’opportunità, visto che si tratta di un materiale 100% riciclabile. Dal 2008 al 2010, il gruppo è riuscito a ridurre di 4100 tonnellate l’utilizzo di PET, avvalendosi di un design capace di rendere sempre più leggere le bottiglie (progetto Light Weighting). Inoltre, San Pellegrino aderisce a CONAI (Consorzio nazionale per la raccolta, il riciclaggio e il recupero dei rifiuti di imballaggi in plastica) e lavora in un’ottica di educazione al corretto riciclo. Si è appena avviato, per esempio, il Mese del Riciclo della Plastica in collaborazione con AMSA e Coreplo.

Altro progetto all’insegna della sostenibilità è la bottiglia Levissima LaLitro, prodotta con una percentuale di RPET (PET riciclato) pari al 25%. Si tratta di un’innovazione resa possibile dall’entrata in vigore del decreto ministeriale n.113 del 18 maggio 2010 che consente l’utilizzo di RPET fino al 50% nella produzione delle bottiglie per acqua minerale.

Altro decreto da tenere a mente quando si parla di riciclo è quello Ronchi del 1997, che ha di fatto dato avvio al riciclo dei rifiuti e della plastica. Lo studio presenato da Alessandro Marangoni, ad di Althesis presente all’incontro, ha mostrato che dal 2000 al 2010 il riciclo di plastica ha portato al Paese 2,7 miliardi di euro in benefici netti. Se si parla di PET, i benefici netti per il decennio ammontano a 1,2 miliardi di cui 232 milioni provenienti riguardanti il giro di PET legato al gruppo San Pellegrino. Ma cosa rappresentano esattamente queste cifre? Si tratta, in buona sostanza, delle risorse che grazie al riciclo non sono state utilizzate per la creazione di nuove discariche o per l’acquisto di materie prime. O, ancora, del giro economico rappresentato dall’indotto del riciclo, che sta assumendo proporzioni interessanti. Dunque, gli investimenti di San Pellegrino, oltre ad avere un positivo ritorno di immagine per l’azienda, producono anche un risultato benefico per il nostro Paese.

E di sicuro, rappresentano una sfida anche agli altri competitor, che non potranno certo permettersi di non seguire le evoluzioni green del più grande gruppo italiano. Una cosa, però, va sempre ricordata. Per quanto lo sforzo di San Pellegrino di rendere il proprio business più sostenibile (dal riciclo del PET alla scelta di avvalersi il più possibile dei trasporti su rotaia) sia apprezzabile, l’acqua più ecologica rimane sempre quella che sgorga dai nostri rubinetti e che supera controlli qualitativi che nulla hanno da invidiare a quelli delle acque minerali. Oltre a permetterci di risparmiare, l’acqua di rubinetto è anche quella dal minor impatto ambientale perché non viaggia per centinaia di chilometri e non deve essere imbottigliata per essere trasportata. In un Paese come il nostro, secondo al mondo e primo in Europa in consumo di acque minerali, resta ancora tanto da fare per diffondere questa consapevolezza e far sì che i cittadini apprezzino anche l’economica, ma ecologica, acqua di rubinetto.

Doris Zaccaria

GreenBiz.it

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